Il colle dell’Aventino è uno dei famosissimi sette colli su cui venne fondata Roma, nello specifico quelli più a sud. Tra famosi sette colli di Roma, questo era il più isolato e dall’accesso più difficile.
Perché visitare il colle dell’Aventino?
Compreso nei confini del Rione Ripa, questo colle romano ospita numerosi luoghi e siti che meritano di essere conosciuti e “approfonditi”.
Storia dell’Aventino
Iniziamo parlando del territorio: ci troviamo su quello che è il plateau più alto del vulcano laziale e, infatti, la città di Roma appoggia su terreno di tufo. I sette colli si sono formati perché i corsi d’acqua hanno scavato il terreno e il Circo Massimo si trova in quella che era l’antica valle smurcia. Anticamente, addirittura, i colli dell’Aventino e del Palatino in origine erano uniti! L’Aventino, inizialmente, era una zona sub-urbana e fù tra i primi colli ad essere abitati: potremmo definirlo come una sorta di “prima periferia” della città di Roma.
Successivamente, in epoca medievale, venne abbandonato dalla popolazione e si iniziò ad usarlo per la costruzione di centri ecclesiastici e delle roccaforti (come la Rocca Savella di cui accenneremo qualcosa tra poco). Sapete perché la spina del Circo Massimo che vediamo oggi è di 2 metri più alta di quella originale? Perché nel corso dei secoli il terreno calpestabile è stato innalzato ovviamente. Ma perché è difficile arrivare a quella originaria? Perché sotto a quella odierna c’è molta acqua, che rende difficile effettuare gli scavi.
Andiamo a scoprire il colle Aventino
Una passeggiata sul colle Aventino inizia “per forza” da piazzale Ugo la Malfa, dove si trova il monumento dedicato a Mazzini (da alcuni considerato uno dei padri della patria e da altri un nemico della patria stessa). Il monumento risale alla fine dell’800 e il progetto è del Ferrari, lo stesso che aveva ideato e progettato la statua di Giordano Bruno che si trova a Campo de’ Fiori. Realizzato e stipato nei magazzini comunali per decenni, il monumento venne posizionato dove lo vediamo oggi sono nel 1949. Nei tondi sul retro del monumento sono rappresentati i volti di alcuni dei personaggi che hanno partecipato all’ epopea rinascimentale.
Il Roseto comunale, affacciato su Via di Valle Murcia (che inizia proprio dalla piazza), venne costruito dove precedentemente si trovava il cimitero ebraico. Dopo la caduta del fascismo, in ricordo del cimitero si trovano delle steli e i vialetti formano un “candelabro ebraico” (di quelli con 7 bracci). Lungo il Clivio di Rocca Savella vediamo l’antico castrum della famiglia Savelli, risalente al 1200. Papa Onorio III, nato Cencio Savelli, cedette a San Domenico parte della rocca di famiglia e dove oggi si trova il giardino degli aranci. Il giardino venne realizzato negli anni ’30, all’incirca nello stesso periodo di quando venne creato il roseto. Dalla terrazza si nota come i colli dell’Aventino e del Gianicolo siano separati dalla valle del Tevere.
Appena fuori dall’uscita del giardino si trova Santa Sabina, una delle basiliche più antiche di Roma (venne costruita nel I secolo dopo Cristo). Il portale, in origine, non era della basilica: si trovava a villa Balestra, lungo la via Flaminia. Una cosa molto interessante della Basilica è la presenza, nei sotterranei, delle mura Serviane del VI secolo a.C, con “sopra” costruite quelle successive (il rifacimento del IV secolo a.C)! Le sezioni di mura serviane che vediamo in giro per Roma sono sempre delle mura costruite nel IV secolo. Non lontana da Santa Sabina c’è la chiesa di Sant’Alessio, resa particolare dal contrasto tra la Facciata del ‘700 e il campanile medievale (quindi del 1200).
Per concludere la passeggiata
Via di Valle Murcia “finisce” in Piazza dei cavalieri di Malta, davanti alla villa magistrale dell’ordine dei cavalieri di Malta, da molti chiamata semplicemente “priorato dei Cavalieri di Malta“.
Considerati alla stregua di uno stato (ma senza stato), l’edificio è extraterritoriale. Il Gran Maestro dei cavalieri risiede a via condotti, in un altro edificio sempre extraterritoriale. Dalla piazza è possibile cominciare a “scendere” dal colle. E nelle stradine emerge una area decisamente più residenziale e tranquilla. Inizialmente era una parte verde del colle e l’urbanizzazione risale all’inizio del ‘900.
La Chiesa di Santa Prisca è sicuramente il luogo migliore per concludere la passeggiata. Nel luogo in cui sorge la chiesa, in origine si trovava una domus databile alla fine del I secolo. La Domus venne riadattata a titulus, ovvero luogo di culto cristiano, nel 57 dai coniugi fabbricanti di tende Aquila e Priscilla. I primi documenti relativi al titulus risalgono al V secolo (quando fu registrato negli atti del sinodo del 499, motivo per cui, secondo la tradizione, si tratterebbe del più antico culto cristiano dell’Aventino)o.

