Alla ricerca di qualcosa?

In Standard

I rifugi antiaerei di Colleferro

I rifugi antiaerei di Colleferro

A inizio anno circa ho scoperto, grazie a una pubblicità, la possibilità di visitare i rifugi antiaerei di Colleferro. Si tratta di tunnel scavati sotto la città di Colleferro, appunto, e che vennero utilizzati durante la seconda guerra mondiale a protezione della cittadinanza dai bombardamenti aerei nemici. Si sviluppavano per circa 6 km ed erano accessibili da 15 diverse zone della città.

Rifugi antiaerei di Colleferro: la nascita

I tunnel risalgono, in realtà, a prima della nascita della città: inizialmente servivano da cave per l’estrazione
della pozzolana per costruire i primi edifici per i lavoratori della fabbrica di munizioni Bombrini Parodi Delfino. L’idea di utilizzare i tunnel come rifugi arrivò con le prime avvisaglie di quella che sarebbe poi diventata la seconda guerra mondiale: la paura dei bombardamenti in questa zona nacque dal fatto che vi era la fabbrica di munizioni. Perché proprio qui, i rifugi? Perché le 15 entrate, in diverse zone di Colleferro, permettevano appunto l’accesso ai cittadini da diverse zone della città. Nel giugno 1940 entrò in guerra e i rifugi vennero sistemati velocemente, mettendo inn atto alcuni accorgimenti utili e aggiungendo delle panche nei corridoi, così da prestare subito un riparo sicuro ai cittadini; tutto cambiò con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e, per questo, molti cittadini decisero di stabilirsi permanentemente nei rifugi. Si creò così una “seconda Colleferro” a 15/40 metri sotto le strade della città. Le pareti di pozzolana vennero coperte con la calce, per assicurare un livello minimo di igiene e per favorire la vista alla scarsa luce che c’era grazie a un impianto di illuminazione costruito dai lavoratori delle cave.

Rifugi antiaerei di Colleferro: come erano strutturati

I rifugi vennero divisi in “Villaggio Vecchio”, corrispondente (in superficie) al quartiere di Santa Barbara, e “Villaggio Nuovo” corrispondeva alla zona di Colle Sant’Antonino.  Il primo era destinato esclusivamente ai dipendenti della BPD, per evitare di prendere malattie; il “Villaggio Nuovo”, invece,  era la zona fornita di servizi utili per la cittadinanza l’infermeria, l’ufficio anagrafe comunale, un’osteria e, infine, venne creato un “emporio” dove i cittadini potevano scambiare torta di loro beni di prima necessità. Questo permetteva ai cittadini di portare avanti una vita che, in qualche modo, ricordasse quella in superficie.

La fine della guerra

Nel giugno del 1944 gli alleati entrarono a Colleferro da Via Latina e dalla Carpinetana, accolti da tutti in maniera molto positiva. Lea cittadinanza fu comunque invitata a rimanere ancora nei rifugi per evitare di rimanere vittime di bombardamenti “di vendetta” sulla città da parte dei tedeschi. Per circa cinquant’anni dopo la fine della guerra i rifugi rimasero chiusi,  in parte utilizzati come fungaia;  il 4 dicembre 1985, per i cinquant’anni della fondazione del Comune, vennero riaperte le gallerie. Oggi rifugi sono visitabili.

Rifugi antiaerei di Colleferro: la visita

Le visite, effettuate con guida del rifugio, si fanno il sabato mattina e il biglietto costa solo 50 centesimi a
persona. Non sembra esserci un numero minimo di persone necessarie per far partire: noi eravamo solo in due e abbiamo iniziato subito; quando abbiamo finito stava già partendo un’altra visita con altre due persone. Si parte dall’inizio della storia del luogo, quando i tunnel vennero fatti per la fabbrica di munizioni, e la ripercorriamo grazie a delle foto e il racconto della guida. I tunnel ovviamente non possono essere percorsi tutti, ma grazie alle ricostruzioni si capisce la loro storia ed evoluzione. Guardando bene i muri si vedono ancora oggi i. segni che servivano come indicazioni, ad esempio quelli per arrivare all’infermeria o quelli che indicavano alle persone di essere in prossimità delle scale (cosi non c’erano incidenti). Oggi molte delle “porte” sonno chiuse, quindi le indicazioni non portano più da nessuna parte.
Sono poi esposti alcuni oggetti, lungo il percorso: non tutti sono stati ritrovati nei tunnel, ma sono comunque utili per comprendere come si svolgeva la vita lì sotto. Si possono anche vedere, ancora, quelle che erano le porte che consentivano agli operai di arrivare alla fabbrica senza tornare in superficie: anche queste sonno oggi chiuse, ma rendono bene l’idea di questo scorcio della vita sotto Colleferro.
In tutto la visita dura circa un’ora, forse poco di più, dando perfettamente l’idea della storia di questo luogo e della sua storia.

Link utili

Per gli appassionati ddi questo genere di viste, Roma e il Lazio offrono altri spunti: si possono vistare i bunker di Villa Torlonia, a Roma, e il Bunker del Monte Soratte. Interessanti i libri sui Borghi più belli d’Italia, che possono essere un ottimo spunto per numerose gite. Lo stesso vale per i libri sui Borghi del Lazio. Non mancano i libri da leggere per approfondire la storia della città di Colleferro.

0 Commenti

Camilla

Sono Camilla, classe 1987, nata e cresciuta a Roma. Dai miei genitori ho preso la passione smodata per i viaggi: mi piace girare per il mondo, visitare posti nuovi, innamorarmi ogni volta di un qualcosa di quel paese e lasciarci un pezzo di cuore. Ho girato in lungo ed in largo l’Europa, conosco a menadito ogni piccolo angolo ed ogni storia di Londra. Nell’aprile del 2011, ho aperto il mio blog di viaggi.

Articoli correlati

Lascia un commento

consigli in viaggio travel blog

Ami viaggiare? Iscriviti alla mia newsletter per scoprire nuove mete!

* Campo obbligatorio