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Roma: 5 musei da non perdere

Roma: 5 musei da non perdere

Scegliere anche un solo museo da consigliare a Roma è, per me, impresa ardua da sempre. Risponderei sempre “tutti”, ma so che è ovviamente impossibile vederli tutti per mancanza di tempo e per interessi diversi per ciascuno di noi. Allora ho cominciato a pensare a quali fossero i miei musei preferiti di Roma e sono riuscita a fare una piccola selezione. Ecco, allora, i 7 musei che preferisco tra tutti quelli che la capitale offre.

Palazzo Braschi

Palazzo Braschi ospita quello che viene chiamato “Museo di Roma“, facente parte del sistema Musei in Comune. Il museo si articola su 15 sale al secondo piano e altre 5 al terzo piano.

Nelle sue sale sono esposti quadri, sculture (soprattutto di papi, ma anche  busti di nobili), tavoli in legni pregiati e pietre preziose, medaglieri, cassettieri, un arazzo con raffigurate le api-stemma dei Barberini e altro ancora. Si sale al secondo piano attraverso una rampa monumentale in stile barocco, ornata con statue neoclassiche e stucchi e fregi barocchi. Sopra la rampa si trova una cupola barocca.

Nell’androne che collega l’ingresso da via di S. Pantaleo con il cortile è esposta “Gala Sedan”, una delle due carrozze commissionate da Sigismondo Chigi per il suo secondo matrimonio con Giovanna Medici D’Ottajano, celebrato a Napoli il 10 novembre 1776. In precedenza vi si trovavano 4 statue di Francesco Mochi, raffiguranti il Battesimo di Cristo (Gesù e San Giovanni Battista, originariamente destinate al coro della Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini) e di San Pietro e San Paolo (destinate alla Basilica di San Paolo fuori le mura), che a febbraio del 2016 sono state spostate nella Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini. Le finestre sul lato nord offrono una bellissima vista su Piazza Navona.

Dove si trova: piazza di S. Pantaleo 10, tra Corso Vittorio Emanuele II e piazza Navona.

Centrale Montemartini

Si tratta di una centrale termoelettrica che, dopo la sua dismissione da impianto di produzione di energia elettrica è stata adibita a museo. Fa parte anch’essa del circuito dei Musei in Comune di Roma.
Presente ed antichità convivono La centrale termoelettrica  venne inaugurata il 30 giugno 1912: all’epoca si trattava del primo impianto pubblico di produzione elettrica dell’allora “Azienda elettrica municipale” (oggi Acea). Fu intitolata a Giovanni Montemartini, teorico delle municipalizzazioni delle aziende di servizi di interesse pubblico e assessore al tecnologico, morto durante una seduta del consiglio comunale nel 1913.
L’edificio si trova appena fuori dal rione Testaccio e la zona venne scelta dall’amministrazione comunale
Gli invasori all'opera per la vicinanza del Tevere, della ferrovia e della via Ostiense. Dopo mezzo secolo di attività l’impianto venne dichiarato obsoleto e la produzione di energia elettrica fu interrotta nel 1963. Seguirono più di vent’anni di abbandono dell’edificio, fino a quando l’Acea decise di restaurare il corpo centrale della struttura , dove si trovano anche la sala macchine e la sala caldaie, conservando e restaurando le strutture murarie e alcuni dei macchinari. L’intervento di recupero rappresenta un atto di salvaguardia dell’archeologia industriale romana. Nel 1995 vennero chiuse per ristrutturazione diverse sale dei Conservatori nei Musei capitolini in Campidoglio. Le sculture  vennero quindi esposte in alcuni ambienti della ormai ex centrale elettrica come sistemazione temporanea.
Presente ed antichità convivono Nel 2005 si conclusero i lavori, ma molte sculture rimasero comunque nelle sale della centrale. Nelle sale della centrale, oggi, vi sono esposte opere classiche dell’epoca romana. La maggior parte dei reperti è costituita da pezzi scoperti durante gli scavi portati avanti dopo l’Unità d’Italia, in particolare quelli relativi agli antichi horti romani. L’esposizione è articolata secondo tre tematiche:
Roma repubblicana (la sfera religiosa e funeraria, l’introduzione del lusso nella sfera privata, la ritrattistica), nella “sala Colonne”;
il centro monumentale di Roma (area del circo Flaminio, tempio di Apollo Sosiano, Campidoglio, area sacra di largo Argentina, teatro di Pompeo), nella “sala Macchine”;
i giardini, le residenze imperiali e le domus (horti dell’Esquilino, horti Sallustiani, horti Spei Veteris a Porta Maggiore, mosaico di Santa Bibiana), nella “sala Caldaie”.
Tra le statue esposte si trovano due copie romane del Pothos di Skopas.

Dove si trova: Via Ostiense, 106.



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Galleria Borghese

La galleria Borghese è forse uno dei più famosi museo della città e vi sono esposte le opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino e tanti altri artisti famosi.
Roma: Galleria Borghese Alla fine del XVI secolo la famiglia Borghese acquisì un terreno a nord di Roma, fuori Porta Pinciana. Proprio nello stesso periodo la famiglia allargò la sua influenza all’interno dell’aristocrazia romana (soprattutto quando Camillo Borghese fu eletto Papa nel 1605 sotto il nome di Paolo V): la famiglia intraprese poi delle opere di costruzione come la villa nel parco del Pincio.
Il progetto iniziò nel 1607 sotto il controllo dell’architetto Flaminio Ponzio,  alla morte del quale venne incaricato l’architetto Giovanni Vasanzio. I lavori dei giardini, opera di Carlo Rainaldi, continuarono fino al 1620. L’architettura della villa prende ispirazione da Villa Medici e a Villa Farnesina e l’intera facciata viene impreziosita da 144 bassorilievi e 70 busti. Nel 1902 la villa venne trasformata in museo, a seguito dell’acquisizione da parte dello Stato italiano delle raccolte facenti parte del Fidecommisso Borghese.  Chiusa nel 1983, la galleria viene completamente ristrutturata (ci vollero 14 anni) per ripristinare l’aspetto originale (soprattutto la sua scalinata con due rampe). L’ingresso, a pagamento, è contingentato: i turni di visita sono di due ore per un massimo di 360 persone, dal martedì alla domenica. I biglietti vi suggerisco di acquistarli online.

Dove si trova: Piazzale del Museo Borghese 5, all’interno di villa Borghese Pinciana.

Villa di Massenzio

Si tratta di un imponente complesso residenziale situato al III miglio della via Appia e costituito da tre monumenti principali: il palazzo, il circo ed il mausoleo dinastico noto anche come “Tomba di Romolo”, dal nome del giovane figlio dell’imperatore che qui presumibilmente fu sepolto.
Villa di Massenzio La Villa è il risultato della trasformazione di un’antica villa rustica d’età tardo-repubblicana (I secolo a.C.), a cui vennero apportate delle modifiche in età giulio-claudia (I secolo d.C.). A metà del II secolo d.C. subì una imponente modifica ad opera di Erode Attico, che la inglobò nella sua enorme villa conosciuta come “Pago Triopio”. L’ultima fase fu quella di Massenzio che, negli anni intorno al 310 d.C., trasformò la villa in residenza imperiale con la realizzazione di ambienti coma la basilica, l’apertura di un nuovo ingresso monumentale e l’aggiunta di un circo e un mausoleo. La villa sorgeva su un’altura adattata con un terrazzamento sostenuto da un criptoportico lungo 115 metri a due gallerie parallele.

Al di sopra del terrazzamento si trovava il palazzo, do cui si riconoscono ancora degli ambienti disposti ai lati di una grande aula absidata che, all’epoca, era l’ambiente più importante di tutto il complesso (destinato a pubbliche riunioni, udienze e cerimonie). Davanti all’aula si trovano alcuni resti di un atrio. Sul versante settentrionale si trova una cisterna, lunga e stretta, ad est della quale si vedono i resti di un ambiente che potrebbe essere l’ingresso monumentale al palazzo. Questo era collegato al Circo.

Sito ufficiale: http://www.villadimassenzio.it

Crypta Balbi

La Crypta Balbi è un complesso collegato all’antico teatro di Balbo a Roma. Oggi la sede museale fa parte di un vasto complesso di edifici (le chiese di Santa Caterina dei Funari e San Stanislao dei Polacchi) acquisito dallo Stato nel 1981 e che sorge, a sua volta, sul cortile porticato annesso al teatro di Balbo, fatto costruire da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C.
Roma: palazzo di fronte la Crypta Balbi Il complesso occupa un intero isolato racchiuso tra via delle Botteghe Oscure, via dei Polacchi, via dei Delfini e via Caetani. Nei secoli, la zona ha visto diversi usi e insediamenti:
Età romana: l’urbanizzazione comprendeva la Crypta Balbi, le case retrostanti e il lato meridionale della Porticus Minucia, i cui resti si trovano dall’altra parte di via delle Botteghe Oscure.
Età altomedioevale: si insediò qui la chiesa-convento di Santa Maria Domine Rose; all’età medioevale risalgono le case di via dei Delfini.
Età rinascimentale: a questo periodo risale un convento di Santa Caterina con annesso Conservatorio (orfanotrofio);
Al Settecento risale la vicina chiesa di san Stanislao e l’annesso ospizio dei Polacchi.

Particolare attenzione viene dedicata ai ritrovamenti che documentano attività artigianali (materiali, attrezzi, produzioni) svolte nel luogo in età postclassica e altomedioevale, mettendo in rilievo la continuità del lavoro ed anche la qualità dei prodotti, in secoli generalmente considerati “oscuri”, tra il VII e il X.

L’esposizione, finalizzata a mostrare l’evoluzione nel tempo delle attività e degli insediamenti, presenta ritrovamenti avvenuti in loco, ma anche reperti provenienti da altri siti, ed è molto curata e ben documentata, anche dal punto di vista didattico, descrivendo ampiamente non solo i reperti in mostra, ma anche i contesti storici ai quali essi fanno riferimento.

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