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Marche: una visita a Recanati

Marche: una visita a Recanati

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.

Chi mi segue sui social forse già lo sa: l’ultimo fine settimana di giugno 2019 l’ho passato nelle Marche. Questa regione, l’unica italiana “al plurale” è una delle regioni che conosco meno del nostro paese e, dopo questi tre giorni, mi sento di dire che forse dovrei girarla di più.
Scorci del centro storico Ma veniamo all’argomento di questo post: Recanati, la città di Giacomo Leopardi. Proprio Recanati è stata la base del mio viaggio, ho soggiornato in un agriturismo non molto lontano (in macchina, ovviamente) e prima di partire ero certa di una sola cosa: volevo scoprire la città di Leopardi, in particolare i luoghi dove il poeta aveva passato la sua vita (compresi i sette anni di studio matto e disperatissimo).
Si ritiene che Recanati, come anche Macerata, debba la sua origine alla città di Helvia Recina, anche detta Ricina (il nome Recanati, in latino “Recinetum” e “Ricinetum”, indica la derivazione della città da Ricina). Recanati, successivamente, prese forma quando iniziarono a unirsi alcuni luoghi che si trovavano sul medesimo colle: il castello di Monte Morello, il castello di San Vito (detto anche Borgo di Muzio), il castello di Monte Volpino e il borgo di Castelnuovo, che in origine probabilmente si chiamava Castello dei Ricinati.
In città ho lasciato la macchina al parcheggio a pagamento “Parcheggio Centro Città 2.0“, entrando poi nel centro storico da via Porta San Domenico. Le vie del centro, di sabato, erano popolate dai banchi del mercato, vissuto da locali alla ricerca di affari e anche numerosi turisti. Passeggiando per le sue strade

Piazza Giacomo Leopardi

Si tratta di quella che sembra essere la piazza principale del centro storico cittadino e proprio al centro  si trova la statua di Giacomo Leopardi, monumento costruito nel centenario della nascita (1898).
La piazza centrale di Recanati Guardando la statua, sulla sinistra si trova la Torre del Borgo, alta 30 metri. Questa risale al XII secolo e in cima si trovano merli ghibellini. Un tempo, questa torre faceva parte dell’edificio comunale. Sul lato affacciato sulla piazza si trova un orologio che ha oltre 300 anni; sul lato sinistro della torre, invece, si trova un leone rampante, forse del Sansovino, che è il simbolo della città. Il Palazzo Comunale, con due ali laterali avanzate, offre molte cose da vedere: sotto il porticato vi sono alcune lapidi, mentre all’interno sono interessanti la Sala degli Stemmi, l’Aula Magna che ospitò Giosuè Carducci nel 1898 e nell’ufficio del sindaco un mezzo busto di Leopardi. Al piano superiore è visibile la Pinacoteca, ricca di pezzi eccezionali, fra i quali Lorenzo Lotto. Sicuramente visitabili la Sala Stemmi, La Sala Consiliare e l’Aula Magna. Sulla piazza sorge anche la chiesa di San Domenico, romanica e ricostruita nel 300, dal portale in marmo, disegnata da Giuliano da Maiano e poi realizzata da maestri lombardi nel 1481.
[Fonte delle informazioni turismo.marche.it]

Biblioteca della famiglia Leopardi

Dopo una lunga passeggiata per le vie del centro sono finalmente arrivata alla casa di Giacomo Leopardi. Si possono visitare la biblioteca e il museo (costo totale dei due biglietti: 10 euro a persona).
La casa di Giacomo Leopardi Inizialmente, casa e biblioteca erano in due edifici separati, risalenti al 1200, che vennero uniti nel ‘700 da un prozio di Leopardi. Ad oggi il piano nobile della casa è ancora abitato da dei discendenti del poeta e, siccome si tratta (quindi) di una collezione privata, non è possibile fare foto in nessuno dei due edifici. La famiglia Leopardi, oggi, produce ancora olio e vino.
Per scoprire la biblioteca si prende parte a visite guidate che hanno luogo a a orari stabiliti (che vengono comunicati al momento dell’acquisto del biglietto) e che durano circa 45 minuti. Si passa per numerose stanze del piano della biblioteca, che venne aperta al pubblico nel 1812, compresa la stanza dove Leopardi passò i sette anni di studi matto e disperatissimo. I libri sono, diciamo così, divisi per “argomento” e nella sala dedicata ai volumi religiosi (più di 4.000) si trovano anche dei libri considerati “proibiti”: messi all’interno di una libreria “chiusa”, Monaldo Leopardi (padre del grande poeta) poté acquistarli ed esporli perché chiese una dispensa papale.Questi volumi vennero acquistati da Leopardi padre a “poco prezzo” da abbazie e monasteri nel periodo delle guerre napoleoniche (i francesi chiudevano gli ordini religiosi e bruciavano i libri).  I libri della biblioteca sono, ad oggi, consultabili, ma bisogna chiedere il permesso ai conti Leopardi. Può risultare strano che non vi siano esposti gli scritti più famosi del poeta, ma sembra esserci un motivo: Claudio Ranieri, amico che ospitò Leopardi a Napoli, alla morte del poeta decise di tenere per sé gli scritti più famosi, che successivamente passeranno addirittura alle sue donne di servizio. Il nipote omonimo del poeta fece causa alla servitù di Ranieri, riuscendo a vincere e riavere gli scritti: decise quindi di donarli e oggi sono esposti alla biblioteca nazionale di Napoli.

Museo di Giacomo Leopardi

Per questa visita spenderò giusto qualche parola, perché devo ammettere che si è rivelata una piccola
A Giacomo Leopardi delusione. L’ingresso è accanto a quello per la biblioteca, appena entrati dovreste trovare l’addetto al controllo dei biglietti (io non l’ho trovato, tanto che mi è stato controllato all’uscita e solo perché io ho mostrato il biglietto). Il percorso espositivo del museo è diviso in in dieci sezioni storico-tematiche che attraversano la storia di Leopardi, attraverso oggetti, documenti e scritti. Vi sono, tra le numerose cose esposte: la culla e l’abito di Battesimo di Giacomo, i giochi d’infanzia, gli autografi puerili, l’abito da cerimonia di Monaldo gonfaloniere, l’orologino da cintura appartenuto alla madre del Poeta, Adelaide Antici, il calamaio in ceramica col quale è stato scritto L’Infinito e i frammenti dell’abito e del legno della cassa recuperati dalla tomba del Poeta nella chiesa di San Vitale in Fuorigrotta.
Gli orari di apertura di museo, biblioteca e delle esperienze offerte sono:
Primavera-Estate: tutti i giorni 9:00 – 18:00
Autunno-Inverno: dal Martedì alla Domenica 9:30 – 13:00 e 14:00 – 17:30 (Chiuso tutti i Lunedì non festivi o pre-festivi, il 25 Dicembre e il 1 Gennaio. La casa di Silvia è aperta esclusivamente dal Venerdì alla Domenica e nei giorni festivi).
[Sito ufficiale del museo: giacomoleopardi.it]

Piazza del sabato del villaggio

Si tratta della piazza su cui affaccia la casa di Leopardi.
Angoli del centro cittàPrende ovviamente il suo nome da una delle opere più famose di Leopardi ed è da qui che partono anche tutte le ulteriori “esperienze leopardiane” che animano la città di Recanati. Su questa piazza si affaccia la Chiesa di Santa Maria di Montemorello, la chiesa dove Giacomo Leopardi venne battezzato, e la casa di Teresa Fattorini, la famosa “Silvia”. A poche centinaia di metri da Palazzo Leopardi e Piazza del sabato del villaggio si trova la collina dalla quale Giacomo scrisse la sua opera più conosciuta, l’Infinito. Qui Giacomo Leopardi veniva in cerca di solitudine e silenzio, cercando di allontanarsi dalla vita mondana della sua famiglia. Da qui si gode di un bel panorama sulle colline marchigiane e, nelle giornate di bel tempo, la vista spazia fino al mare.

C’è anche altro da vedere a Recanati? Ma ovviamente si!

Cattedrale di San Flaviano

Intitolata a uno dei due Santi patroni della città, ha il soffitto a cassettoni e vi sono i sarcofaghi del vescovo che volle la costruzione della Basilica di Loreto e quello di papa Gregorio XII, ultimo papa a non essere sepolto a Roma.
Molto interessanti anche gli affreschi nell’abside.

Museo Beniamino Gigli – Teatro Persiani

Beniamino Gigli, uno dei cantanti d’opera (tenore) e attori del ‘900, è nato a Recanati. Il museo a lui intitolato, ospitato all’interno del teatro cittadino, ospita la ricostruzione del camerino del cantante, i suoi abiti di scena, spartiti musicali, onorificenze, foto e oggetti che raccontano il tenore e la sua grande fama.
Indirizzo: Via Cavour
Orari: Martedì – Domenica dalle 10 alle 13 e 16 alle 19. Lunedì chiuso Prezzi: 3€ intero, 2€ ridotto (studenti, over 65 anni, militari e gruppi) ingresso gratuito per i bambini sotto i 6 anni.
[Le informazioni le avevo trovate prima della partenza leggendo il post di di Monica]

Palazzo Venieri

Questo palazzo si trova non molto distante dal teatro.
Belvedere di RecanatiLa sua particolarità? La vista sulla campagna marchigiana e il Conero di cui si può godere affacciandosi dal “balcone” che si trova all’altra estremità del cortile rispetto all’ingresso.
Il palazzo venne costruito da Cardinale Venieri, sotto la guida dell´architetto Giuliano da Majano, nella seconda metà del XV secolo. La facciata e l´interno furono completamente trasformati nel 1700: della antica costruzione originaria rimane il peristilio con un arco balcone (di cui parlavo poco sopra) sormontato da un orologio con la scritta “Volat irreparabile Tempus”.

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