Santa Maria in Cosmèdin, con l’accento sulla “e”, è una delle chiese più note di Roma, soprattutto per la presenza della Bocca della Verità sotto il portico. Il nome deriva dal greco kosmedion, termine utilizzato per indicare una chiesa dedicata ai santi Cosma e Damiano a Costantinopoli, e riflette le origini orientali di questo luogo.
Le origini di Santa Maria in Cosmedin
La chiesa si trova nell’area del Foro Boario, una delle zone più antiche della città. Venne fondata durante l’alto medioevo da monaci greci fuggiti dalle persecuzioni iconoclaste, un periodo in cui Roma accolse diverse comunità provenienti dall’Oriente. Ancora oggi conserva questo legame con la tradizione orientale: è infatti una chiesa arabo-melchita, quindi cattolica ma con rito greco-bizantino, e le celebrazioni vengono officiate in lingua greca o araba.
Una chiesa costruita sopra un luogo molto più antico
Santa Maria in Cosmedin sorge sopra l’antica Ara Massima di Ercole,
un altare monumentale di epoca romana di cui si conosce molto poco. Nei sotterranei sono visibili alcuni blocchi risalenti al II secolo a.C., che appartenevano a questa struttura. In origine l’altare era molto più esteso rispetto a ciò che si conserva oggi, ma solo una parte è arrivata fino a noi.
Questo luogo aveva un ruolo particolare nella religione romana. Qui si svolgeva infatti un rituale unico nel suo genere: era l’unico officiato a capo scoperto, diversamente da quanto avveniva normalmente. Secondo la tradizione, proprio in quest’area erano conservati alcuni oggetti attribuiti a Ercole, tra cui la clava e una coppa chiamata schifus. Oltre all’altare, esisteva anche un altro monumento, ma non è stato possibile identificarlo con certezza.
Le trasformazioni della chiesa nel corso dei secoli
La chiesa originaria era più piccola rispetto a quella attuale. Nel corso dei secoli venne ampliata più volte, con l’aggiunta delle navate laterali e l’allungamento della struttura principale. Un intervento importante fu realizzato da papa Adriano I, che fece prolungare la navata e aggiungere l’abside. A lui si deve anche la costruzione della cripta sotto il presbiterio.
Nel XIII secolo, sotto papa Callisto II, la chiesa fu oggetto di un restauro più ampio: venne ulteriormente allargata, furono aggiunte le absidi e l’interno venne completamente affrescato. Molti degli elementi architettonici riflettono le pratiche costruttive medievali. Le colonne, per esempio, sono tutte diverse tra loro perché provengono da edifici precedenti e sono state riutilizzate. Questo riuso era molto comune all’epoca e si ritrova in diversi edifici religiosi di Roma. Il portone principale, ancora oggi conservato, risale al XII secolo ed è di origine veneziana.
Il restauro ottocentesco e l’aspetto attuale
Alla fine dell’Ottocento, tra il 1892 e il 1899, la chiesa venne restaurata dall’architetto Giovanni Battista Giovenale,
il quale riportò l’edificio a un aspetto più vicino a quello medievale. La facciata odierna risale a questo intervento: prima era in stile barocco. Si tratta di una facciata particolare, unica a Roma, perché presenta un protiro sopra l’ingresso. Il portico è inglobato all’interno del secondo muro della chiesa e le colonne sono tutte diverse tra loro, come accadeva frequentemente nel medioevo. Anche la schola cantorum, lo spazio destinato ai cantori, venne ricostruita durante questo restauro, perché in precedenza era stata smantellata.
Il campanile, alto 32 metri, è uno dei più alti di Roma e rappresenta uno degli elementi più riconoscibili della chiesa.
La cripta e i resti più antichi
I cosiddetti “sotterranei” di Santa Maria in Cosmedin corrispondono in realtà alla cripta,
costruita da papa Adriano I sotto il presbiterio. Si tratta di uno spazio a tre navate, sostenuto da colonne tutte diverse tra loro, anch’esse realizzate con materiali di riuso. Le colonne sono conficcate nel pavimento per circa un metro, per garantirne la stabilità.
All’interno della cripta si trova un altare costituito da un cippo romano del VI secolo. Al suo interno sono conservate le reliquie di Santa Cirilla, una martire paleocristiana di cui si conoscono poche informazioni, come accade per molti santi dei primi secoli del cristianesimo.
Secondo la tradizione, Cirilla era figlia dell’imperatore Decio o di un alto ufficiale romano. Si rifiutò di sposarsi per dedicarsi alla fede cristiana e per questo venne decapitata. Attorno all’altare si trovano sedici nicchie, la cui funzione non è certa, ma probabilmente servivano per conservare altre reliquie. Nella cripta sono visibili anche alcuni resti dell’antico altare di Ercole, che testimoniano la lunga storia di questo luogo, utilizzato ben prima della costruzione della chiesa.
Una stratificazione che attraversa i secoli
Santa Maria in Cosmedin è un esempio particolarmente evidente della stratificazione storica di Roma. Il sito nasce come luogo di culto pagano, viene trasformato in chiesa cristiana durante l’alto medioevo, ampliato e modificato nei secoli successivi, e infine restaurato nell’Ottocento per restituirgli un aspetto più vicino a quello originario. Anche i sotterranei, pur essendo uno spazio relativamente piccolo, permettono di vedere direttamente i resti di queste diverse fasi storiche, dai blocchi romani dell’altare di Ercole fino alla cripta medievale.
Visitare la chiesa e la cripta: cosa sapere
L’accesso alla chiesa di Santa Maria in Cosmedin è libero e non richiede alcun biglietto. È quindi possibile entrare e visitarla in autonomia senza difficoltà.Per accedere alla cripta viene invece richiesta un’offerta. Lo spazio si trova sotto il presbiterio ed è piuttosto piccolo, ma conserva alcuni elementi antichi, tra cui resti dell’altare di Ercole e l’altare con le reliquie di Santa Cirilla.
Io ho visitato la chiesa e la cripta nell’ambito di una visita guidata che, da programma, durava circa un’ora e mezza (per poi allungarsi a due ore). La guida era preparata e la spiegazione interessante, ma per quello che si vede concretamente non è una visita che mi sentirei di consigliare in generale. Può avere senso soprattutto se sei davvero interessato alla storia della chiesa, oppure se non hai altre alternative per accedere e comprendere meglio questi spazi. In caso contrario, la visita autonoma della chiesa è più che sufficiente, mentre la cripta resta un ambiente molto limitato, che si visita in poco tempo.

