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Napoli: 5 posti da non perdere

Napoli: 5 posti da non perdere

Napoli è una città particolare, non sempre vista in maniera positiva e ancora più spesso trattata male o “ignorata” come meta di viaggio. Nella realtà, però, è una città che merita più di un’opportunità: il capoluogo partenopeo ha tanto da offrire, in termini di posti da scoprire e storie da ascoltare! Ogni volta che ci ritorno scopro cose nuove, luoghi magici che che mi lasciano a bocca aperta, e il viaggio dello scorso febbraio non è stato (ovviamente) da meno: con questo post, allora, voglio raccontarvi 5 luoghi da scoprire quando si va a Napoli.

Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi

Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi Detta anche di Santa Maria di Monteoliveto, è una delle numerose chiese monumentali di Napoli. Il lavoro svolto da Benedetto da Maiano, Antonio Rossellino e Giorgio Vasari l’ha resa uno dei monumenti più importanti della città per quanto riguarda le opere “in stile rinascimentale toscano”. La chiesa venne fondata nel 1411 ed era affidata ai padri olivetani. Venne ampliata sotto Alfonso II d’Aragona re di Napoli e successivamente divenne tra le favorite della corte aragonese. Nel XVII secolo venne trasformata ancora e nel 1798 Ferdinando I delle Due Sicilie dispose l’allontanamento degli olivetani: l’arciconfraternita dei Lombardi, la cui chiesa era divenuta inagibile dopo il crollo del soffitto, si spostò allora in questa chiesa (che cambiò quindi nome nel 1801, divenendo Sant’Anna dei Lombardi).
Parte della facciata fu ricostruita dopo la seconda guerra mondiale per via di gravi danni subiti durante i bombardamenti alleati. Sulla destra dell’edificio, si sviluppa quello che era il monastero di Santa Maria di Monteoliveto, soppresso nel 1799 e riadattato ad altro uso (nel 1848 vi era il Parlamento napoletano). Tre dei 4 antichi chiostri oggi fanno parte della caserma dei Carabinieri “Pastrengo”, la cui facciata principale è adiacente alla chiesa, mentre il quarto (quello principale e più grande) è stato inglobato in abitazioni private,
Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi anche se è ancora possibile vederne l’ingresso e l’interno. Questa chiesa mi ha colpita fin da subito, appena ho messo piede nella piccola piazza su cui si affaccia. Perché? Per le dimensioni “contenute” e per la sua facciata in pietra relativamente “anonima”, che rispecchia alla perfezione gli interni molto semplici: a navata unica, senza transetto e cupola e con tetto a botte coperto da un soffitto cassettonato. Pochi gli affreschi, quasi inesistenti.

Chiesa del Gesù Nuovo

Chiesa del Gesù Nuovo La chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, è una chiesa basilicale di Napoli. Si trova in piazza del Gesù Nuovo, di fronte l’obelisco dell’Immacolata. Questa è una delle più grandi e importanti chiese di Napoli, al cui interno si trovano alcuni dei massimi esempi di pittura e scultura barocca (opere di alcuni dei più importanti artisti della scuola barocca napoletana).  In questa parte della piazza, in origine, si trovava palazzo Sanseverino (realizzato per volere di Roberto Sanseverino principe di Salerno). Quando i Gesuiti ne entrarono in possesso, decisero di ristrutturarlo affidando i lavori a Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi: questi sventrarono il palazzo, di cui mantennero esclusivamente la facciata a bugne (che venne riadattata alla nuova struttura) e il portale marmoreo rinascimentale. La chiesa venne aperta al culto nel nel 1597 e venne consacrata il 7 ottobre 1601, intitolata alla Madonna Immacolata (anche se fu chiamata fin da subito
Chiesa del Gesù Nuovo “del Gesù Nuovo”, per distinguerla da quella già che diventò “del Gesù Vecchio”). Nel 1767 la chiesa passò ai francescani riformati dopo che i gesuiti vennero banditi dal regno di Napoli (furono “riammessi definitivamente” solo nel 1900). La chiesa venne gravemente danneggiata da alcuni attacchi aerei durante la seconda guerra mondiale: infatti, oggi, una bomba caduta sul tetto della navata centrale e rimasta inesplosa è esposta in alcunu locali attigui la navata destra. All’interno è custodito il corpo di san Giuseppe Moscati, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.
Questa chiesa mi ha colpita sia per la particolarità della sua facciata che per lo sfarzo degli interni: imponenti, enormi, affrescati e decorati in ogni angolo delle sue navate.

Basilica di Santa Chiara

Si trova praticamente di fronte la chiesa del Gesù nuovo e fino allo scorso febbraio non ero mai riuscita a visitarne l’interno, cosa che mi è sempre dispiaciuta perché il suo chiostro maiolicato è bello da togliere il
Basilica di Santa Chiarafiato. Identificata anche come monastero di Santa Chiara, anche questo è un edificio di culto monumentale della città ed è uno dei  più importanti e grandi complessi monastici di Napoli. Questa basilica è la più grande in stile gotico e comprende quattro chiostri monumentali, degli scavi archeologici che hanno portato alla luce resti di terme di epoca romana e il museo dell’Opera. Voluta da Roberto d’Angiò e sua moglie Sancia di Maiorca, i lavori iniziarono nel 1310 e venne completata nel 1328 e venne infine aperta al pubblico nel 1340. Agli interni vi lavorarono artisti molto importanti dell’epoca come Tino di Camaino e Giotto. Il complesso di clausura per i frati minori divenne poi la chiesa delle Clarisse.
L’edificio subì ingenti danni durante la seconda guerra mondiale: il 4 agosto 1943 vi fu un bombardamento da parte degli alleati e da questo si scatenò un incendio, che distrusse parte degli interni e della gran parte degli affreschi (quelli del XVIII secolo andarono completamente persi). I lavori di restauro successivi si concentrarono sull’architettura medievale rimasta intatta e vennero completati nel 1953.
Basilica di Santa Chiara - Basilica di Santa Chiara - Chiostro maiolicato Il chiostro maiolicato (o chiostro delle Clarisse), uno dei quattro chiostri monumentali del monastero, è una delle opere artistico-architettoniche più famose di tutta Napoli. Venne costruito nel 1739 su opera di Domenico Antonio Vaccaro. Il bombardamento del 1943 non danneggiò questo chiostro, ma purtroppo molti dei documenti in cui se ne parlava andarono distrutti e non si hanno informazioni riguardo gli affreschi trecenteschi e seicenteschi che è possibile ammirare lungo le pareti del porticato. Il biglietto d’ingresso per il chiostro costa 6 euro a persona e ritengo che sia una spesa assolutamente da fare: viaggiando molto mi è capitato spesso di vedere luoghi bellissimi, che mi hanno fatto pensare subito “wow!”, ma mai come è capitato visitando questo chiostro.

Complesso monumentale di Santa Maria la Nova

Complesso monumentale di Santa Maria la Nova Guardando da fuori la facciata della chiesa, lo ammetto, pensavo che fosse un normale complesso monumentale come tanti altri, con una chiesa dalla facciata anonima nel suo essere simile a tantissime altre. E invece  mi sbagliavo clamorosamente! Composto da una chiesa, un ex convento ed un museo, il complesso monumentale di Santa Maria la Nova è uno dei più bei complessi artistico-religiosi cittadini. I lavori di costruzione iniziarono nel 1279, quando Carlo I d’Angiò donò un terreno poco fuori le mura all’ordine dei Frati Minori. La chiesa, ricostruita quasi interamente tra il 1596 ed il 1599, è a navata unica
Complesso monumentale di Santa Maria la Nova con sette cappelle su ogni lato ed è molto particolare il suo soffitto in legno dorato.
Il convento comprende la sagrestia, il refettorio e due chiostri (del chiostro maggiore, che oggi ospita uffici della provincia, sono andati persi gli affreschi). I piani superiori del convento, rimasto in funzione fino alla fine del XIX secolo, un tempo ospitavano le celle dei monaci, mentre oggi vi si trova un museo di arte religiosa contemporanea inaugurato nel 2006. Il contrasto di cui parlavo all’inizio, tra la semplicità degli esterni e lo sfarzo degli splendidi interni, è un cosa che rende questo complesso ancora più particolare e meritevole di una visita.
Aperto dal Lunedì al Venerdì dalle 09:30 alle 15:00 e Sabato e Domenica dalle 09:30 alle 14:00, il biglietto d’ingresso costa 5 euro a persona. Per tutte le informazioni utili, comprese quelle storico-artistiche, le potete trovare sul sito ufficiale del complesso.

Cimitero delle fontanelle

Questo è il luogo più particolare e misterioso tra quelli di cui vi ho parlato a Napoli, non solo in questo post (ma proprio da quando ho iniziato a raccontarvi la città qui sul blog). Sarà per la sua storia, forse anche per la sua ubicazione, fatto sta che il cimitero delle fontanelle è entrato nella mia lista dei posti assolutamente da visitare a Napoli fin dal primo passo che ho fatto qui dentro.
0F2A9783 Si tratta di un antico cimitero il cui nome si rifà alla antica presenza di  fonti d’acqua. Questo antico ossario si sviluppa per circa 3.000 metri quadrati all’interno di una cavità enorme (circa 30.000 metri cubi) e ospita i resti di circa 40.000 persone, vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836 (le ossa sono organizzate “per tipologia”, quindi i teschi con i teschi, i femori con i femori e così via). Prima delle vittime di epidemia, sembra vennero sepolte qui le persone che non potevano permettersi una “degna sepoltura”. Il cimitero è noto anche per il rito delle “anime pezzentelle”: questo prevedeva l’adozione e la sistemazione in cambio di protezione di un cranio (detta «capuzzella»), al quale corrispondeva un’anima abbandonata
Cimitero delle fontanelle (detta «pezzentella»). Il cimitero si trova “alla fine” del rione Sanità: si tratta di un rione situato appena fuori quella che era la città greco–romana e qui sorgevano la necropoli pagana prima e i cimiteri cristiani poi. In quest’area si trovavano numerose cave di tufo (usate fino al 1600 per reperire questo materiale, in funzione della costruzione della città stessa. Nel tempo, alle ossa di cui vi parlavo all’inizio si aggiunsero quelle proveniente dalle “terresante” (sepolture ipogee delle chiese, bonificate dopo l’arrivo dei francesi) e da altri scavi. Oggi si dice che sotto l’attuale piano di calpestio vi siano compresse ossa per almeno quattro metri di profondità e seppelite lì da becchini specializzati: questo accadde, secoli addietro, perché i cimiteri “regolari” finirono lo spazio e i becchini spostarono i corpi (anche se era stato effettuato regolare pagamento per la sepoltura)
Cimitero delle fontanelle durante la notte. Nel marzo 1872 il cimitero fu aperto al pubblico per la prima volta, il 29 luglio 1969 un decreto del Tribunale ecclesiastico per la causa dei santi proibì il culto individuale delle capuzzelle (perché oggetto di una fede considerata pagana). Il progressivo oblio devozionale fece scivolare il cimitero nel dimenticatoio e cadde in stato di abbandono fino al 2002 (anche se aera possibile visitarlo solo pochi giorni al mese). L’amministrazione comunale ha riaperto il cimero al pubblico, in maniera sistematica e regolare, nel 2010.



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