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Vento di terra: Istria e Fiume : appunti di viaggio tra i Balcani e il Mediterraneo- letteratura di viaggio

Vento di terra: Istria e Fiume : appunti di viaggio tra i Balcani e il Mediterraneo- letteratura di viaggio

“L’Istria è una tavola apparecchiata alla buona, una fetta di prosciutto salato, un’oliva e un bicchiere di malvasia”.

Torna, anche per novembre, l’appuntamento con la letteratura di viaggio. Oggi voglio parlarvi del libro “Vento di terra: Istria e Fiume : appunti di viaggio tra i Balcani e il Mediterraneo” di Paolo Rumiz.

Vento di terra: alla scoperta dei Balcani con Paolo Rumiz

“Chiudo gli occhi e ne sento l’odore. Salvia, santoreggia. Fichi. Bietole all’aglio. Brughiera. Salsedine. Istria. Inconfondibile. Refrattaria all’idea di nazione, che le ha portato solo sventura. Molto è cambiato dall’uscita di questo libro. Ma l’Istria eterna non molla. Il profumo rimane. L’Istria è il suo profumo”.

parliamo di un libro-reportage che vuole raccontare ai lettori  l’Istria, Fiume e un confine che – sotto certi aspetti – risulta “duro” e aspro. L’autore racconta quella che è una regione europea che rappresenta uno snodo fondamentale, in quanto risulta ancora oggi un crocevia di nazionalismi e condivisioni, di confini e lingue che si mescolano. Rumiz racconta, attraverso il suo libro, l’Istria subito dopo il conflitto nella ex Jugoslavia e racconta – come solo lui sa fare – di come quel pezzo di terra era ed è ancora oggi un “laboratorio” per l’Europa. In un periodo storico. come quello odierno, forse, con muri che si (ri)alzano e (e)migranti, questo libro si crea il suo spazio come un racconto che vale la pena leggere.

Il libro di Paolo Rumiz è un diario di viaggio dell’autore stesso, e nasce dalla constatazione che l’Istria, come la Bosnia, è uno spazio multietnico che può diventare un moltiplicatore di pressioni nazionalistiche esterne. Ma il libro si basa anche sull’idea opposta, ovvero che l’Istria avrebbe invece modo di diventare,a differenza della Bosnia, un luogo di riavvicinamento fra le due Europe. Nei Balcani l’orrore nasce dalla paranoia di far coincidere Stato e Nazione; in Istria il riconoscimento pieno delle autoctonie può diventare invece elemento di forza, anziché di debolezza, delle diverse sovranità statali.
Come sempre, Paolo Rumiz racconta alla perfezione ciò che vede, quello che sente e si fa raccontare da chi, in quelle terre, ci vive (da sempre o vi è tornato).

Il libro è sicuramente breve, poco più di 11o pagine di racconto; scorre anche abbastanza velocemente e senza troppi intoppi. Se va letto o meno? Personalmente credo di si! Per come racconta i luoghi che visita e le persone che Rumiz incontra, per la storia che (ri)porta alla memoria.

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Camilla

Sono Camilla, classe 1987, nata e cresciuta a Roma. Dai miei genitori ho preso la passione smodata per i viaggi: mi piace girare per il mondo, visitare posti nuovi, innamorarmi ogni volta di un qualcosa di quel paese e lasciarci un pezzo di cuore. Ho girato in lungo ed in largo l’Europa, conosco a menadito ogni piccolo angolo ed ogni storia di Londra. Nell’aprile del 2011, ho aperto il mio blog di viaggi.

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