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I sotterranei della Chiesa dei Santi Vito e Modesto – Roma sotterranea

I sotterranei della Chiesa dei Santi Vito e Modesto – Roma sotterranea

Negli ultimi due anni e mezzo, quassi torte ormai, mi sono dedicata molto a scoprire Roma e i suoi sotterranei. Perché si, la città ha tanto da raccontare “sotto la luce del sole”, ma conserva tantissimo anche sotto le strade dove oggi camminiamo e che percorriamo con la macchina. Giusto qualche settimana fa sono andata a scoprire quanto conservato nei sotterranei della Chiesa dei Santi Vito e Modesto.

Chiesa dei Santi Vito e Modesto: un po’ di storia del quartiere

Ci troviamo nel Rione Esquilino (da Ex Colere, abitare fuori) e in questa zona si trovava la Regio V Esquiliae,  la quinta delle 14 regioni di Roma augustea.
Anticamente questa zona si trovava fuori la città di Roma e l’arco di Gallieno (arco di Augusto) era una delle porte della mura serviane.  Perché è chiamato arco di Gallieno? Perché vi troviamo un’iscrizione dove viene citato per celebrarlo e, inoltre, abitava nella zona. Siamo vicino piazza Vittorio Emanuele, poiché anticamente era fuori la città qui vi venivano seppelliti i morti e solo con Servio Tullio ala zona rientra nei limiti della città.  Oltre a ingrandire la città, Servio Tullio costruì la seconda cinta muraria: oltre all’arco  di Gallieno, troviamo dei resti delle sue mura anche alla stazione termini. Proprio in questa zona trovarono – durante gli scavi per costruire i palazzi -tombe e affreschi oggi esposti alla Centrale Montemartini.
In epoca augustea Mecenate bonifica questa parte dell’Esquilino per costruire la sua residenza/villa; egli tolse le tombe e riempì il terrapieno per rendere il terreno piatto e omogeneo in termini di pendenza. Accanto la chiesa troviamo la fontana del rione, realizzata nel 1927. Augusto fa restaurare le mura perché lui si presentava come “il restauratore delle tradizioni”. All’epoca le mura non servivano, quindi ai tempi di Augusto erano in rovina.

Chiesa dei Santi Vito e Modesto: i sotterranei

Viene definita come la chiesa dalla facciata capovolta. perché la facciata è stata “spostata” affinché fosse rivolta verso il quartiere. è stata spostata. La chiesa è del 1477, mentre la facciata odierna è del 1900. L’interno è a navata unica e vi troviamo la  “pietra scellerata“: nel medioevo si pensava che qui molti cristiani fossero stati martirizzati e si volle dare alla pietra dei poteri taumaturgici. Si narrava che la pietra avrebbe curato i malati, sei questi l’avessero grattata (motivo per cui oggi ci sta un buco); in origine la pietra era un cippo cinerario di un antico romano.
Passiamo a raccontare dei sotterranei, il cui ingresso si trova in via Carlo Alberto.  Appena entrati, affacciandosi dalla ringhiera, vediamo i resti delle mura di servio Tullio.: sembra di trovarsi di fronte a del pavimento, che arriva sotto l’acquedotto e va anche oltre. In origine le mura erano costruite in cappellaccio, ma i ritrovamenti sono solo delle mura risalenti al IV secolo (300 avanti Cristo), costruite Queste in tufo di grotta oscura (arrivava dalla zona di Veio). In origine erano lunghe 9km e vennero allungate a 12 quando vennero restaurate in epoca repubblicane. All’ingresso troviamo quello che doveva essere un arco di scarico, accanto al quale qualcuno dice potesse esserci un oratorio del IV secolo (forse appartenente a una chiesa sempre dedicata a San Vito).
La “vera” Porta Esquilina è quella che si trova alla fine della passerella percorribile per visitare il sito, non l’arco di Gallieno (erroneamente identificato come tale). Vediamo che la porta originaria era orientata in senso nord-sud, mentre l’arco fuori è in senso est-ovest.
In origine aveva tre fornici, ovvero tre aperture: due sono state inglobate dalle fondamenta della chiesa sopra e oggi è rimasto solo quello centrale.
Vediamo che esistono ancora gli spechi, ovvero condotti (non dei tubi), dove passava l’acqua dell’acquedotto Anio vetus (Aniene vecchio) che passava di qua (l’acquedotto venne realizzato dallo stesso ideatore delle cascate delle marmore). Non dobbiamo confondere questo acquedotto con l’Aniene Nuovo, acquedotto fatto da Claudio e che oggi si trova nel parco degli acquedotti. Perché troviamo un acquedotto sotterraneo? All’epoca l’Italia non era pacificata, quindi fare le arcate fuori significava rischiare di dare l’acquedotto in mano ai nemici, i quali rompendo un’arcata avrebbero reso l’acquedotto non più funzionante). L’Anio vetus correva per 62km sotto terra, attraversando la campagna romana, e finiva proprio qui dove infatti troviamo uno dei serbatoi dell’acquedotto.
Arrivati alla fine della passerella possiamo identificare anche diversi resti degli edifici che si trovavano qui e che successivamente vennero utilizzati per le fondamenta della chiesa.

Informazioni utili per la visita

Aperto primo weekend del mese e il giovedì mattina. Altrimenti su richiesta. L’ingresso costa due euro a persona.

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Camilla

Sono Camilla, classe 1987, nata e cresciuta a Roma. Dai miei genitori ho preso la passione smodata per i viaggi: mi piace girare per il mondo, visitare posti nuovi, innamorarmi ogni volta di un qualcosa di quel paese e lasciarci un pezzo di cuore. Ho girato in lungo ed in largo l’Europa, conosco a menadito ogni piccolo angolo ed ogni storia di Londra. Nell’aprile del 2011, ho aperto il mio blog di viaggi.

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