I rioni di Roma hanno tantissimo da raccontare. Ogni rione conserva tantissime storie, monumenti, racconti del passato della città.
Oggi voglio raccontarvi del Rione Celio
Dove si trovano numerosi monumenti di interesse storico-artistico, oltre a molti spazi verdi (quest’ultima era una cosa rara per una città molto urbanizzata come Roma). Parliamo di uno dei “mitici” 7 rioni di Roma, anche se la sua nascita risale agli anni ’20: inizialmente era unito al rione campitelli, nel 1921 venne “creato” come rione a parte (il numero XIX).
La storia del rione Celio
Da dove nasce il nome del rione? Alcune fonti ci dicono che il nome celio deriva da mons querquetuliana, riferito ad un querceto che sembra si trovasse in questa zona. Altra possibilità è riferita a celimonsium come “sistema di colline”. Ma qual è la vera derivazione del nome? Semplice: il nome Celio arriva da Celio Vibenna, condottiero ed aristocratico etrusco che, nel VI secolo a.C. conquistò Roma.
Questo rione ha una forma quadrangolare e allungata: questo lo rende uno dei più omogenei in termini di confini. L’area del celio arriva, da un lato, al Colosseo (“sottratto” al rione campitelli) e verso sud fino a Porta San Sebastiano (quindi, praticamente, via appia antica). Come tutti i rioni di Roma, anche il Celio ha il suo stemma: vi troviamo rappresentata la testa di un capo di un uomo dai tratti somatici tipici del centro Africa e un copricapo “bizzarro”. Perché questo stemma? Perché il rione si lega a Scipione l’Africano (vincitore della II guerra punica). Nella parte alta del rione abitavano le gens, mentre verso il colosseo si trovava la zona delle insule. In passato si trovavano qui moltissime caserme e tantissimi stranieri (soprattutto perché i soldati erano soprattutto stranieri). Verrà abbandonato in epoca post imperiale perché inizia a diventare una zona suburbana (la gente si sposta verso l’ansa di campo Marzio): il celio diventa quindi prima zona di campi abbandonati e, successivamente, di vigne. Infine, la zona del celio diventa della chiesa, che vi costruisce moltissime chiese.
Una passeggiata per il rione Celio
Iniziamo la passeggiata dalla Basilica di Santa Maria in Domnica, accanto a Villa Celimontana. Nota anche come Santa Maria alla navicella, si trova sulla cima del colle Celio (in quella che oggi è chiamata piazza della Navicella). È sede del Titulus S. Mariae in Domnica, istituito nel 678 da papa Agatone.
Di fronte all’ingresso si trova la “Navicella”, fontana alla base della quale si vede ancora oggi lo stemma famiglia Medici. Villa Celimontana, di cui uno degli ingressi si trova accanto alla chiesa, fa ovviamente parte del rione. L’attuale Villa è, in sintesi, quanto rimane dell’originario giardino dei Mattei al Celio costruito negli ultimi decenni del XVI secolo. Il giardino fu soggetto a numerosi cambiamenti e trasformazioni, che ne hanno cambiato tantissimo l’aspetto. La villa/giardino è opera di Ciriaco Mattei.
Una volta l’anno Villa Mattei veniva aperta ai pellegrini di San Filippo Neri, perché potessero ristorarsi nella tranquillità della villa durante il cammino per le 7 chiese. Sembra che ci fosse una sorta di “gerarchia”, basata sull’importanza e “ruolo” dei pellegrini che incideva su dove questi potevano sostare all’interno della villa. Villa Celimontana rimase di proprietà della famiglia Mattei fino all’inizio dell’Ottocento, ovvero fino a quando non si estinse la linea maschile della famiglia. Nel 1926 la palazzina Mattei venne consegnata alla Regia Società Geografica Italiana, proprietario “definitivo”, e il parco divenne pubblico: venne aperto ai cittadini nel 1928.
Fuori dalla villa si vedono alcuni resti dell’acquedotto dell’acqua Claudia, di epoca neroniana. Poco distante dalla Basilica e dall’ingresso della villa si trova l’Arco di Dorabella (porta querquetuliana), che venne poi utilizzato in epoca successiva come sostegno per le mura Serviane.
Tra Villa Celimontana e il Colosseo
Passato l’arco di Dorabella, arriviamo alla Chiesa santi Giovanni e Paolo (no, non gli apostoli… Si tratta di due martiri). La chiesa risale al V secolo e all’esterno si vedono alcune colonne di spoglio. Lungo il Clivio di Scauro troviamo alcune arcate che uniscono il muro esterno della chiesa a quello dall’altro lato della via: fanno parte della chiesa che, come è accaduto spesso anticamente, venne costruita su i resti di antiche case di epoca romana (insulae).
Alla fine della via incrociamo i resti della biblioteca di Acapio. Di fronte al palatino, “accanto al Circo Massimo”, si trova la Chiesa di San Gregorio. Conosciuta anche come Chiesa dei Santi Andrea e Gregorio al Monte Celio, o anche San Gregorio Magno al Celio, venne costruita sopra la casa da giovane di San Gregorio.
Percorrendo via Celio Vibenna si arriva dalla chiesa fino al Colosseo, sicuramente uno dei simboli della città. Conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, ci vollero circa 10 anni per costruirlo ed è il più grande anfiteatro del mondo: poteva contenere tra i 50 000 e gli 87 000 spettatori, cosa che lo rende il più importante anfiteatro romano, oltre ad essere il più imponente monumento dell’antica Roma giunto fino ai nostri giorni. Se volete visitare il Colosseo, vi rimando al post in cui ho raccontato la mia esperienza di visita al Colosseo e al Palatino.
Conclusione della visita
Prendendo via capo d’africa si nota la differenza tra questa parte del Celio, sicuramente “più moderna”, e la parte iniziale visitata (dove emerge di più la parte antica e storica del rione). Si nota come l’aspetto del rione cambia notarilmente e si perda gran parte del verde: questa zona del Celio venne costruita col piano regolatore del 1871
Link utili
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