Il quartiere Esquilino è uno dei quartieri di Roma che conoscevo di meno e che, per tanti anni, ho tenuto in scarsa considerazione.
Ho deciso di visitare il Rione Esquilino
Per continuare questo 2021 di riscoperta della mia città, all’approfondimento della mia conoscenza di Roma, a metà maggio ho prenotato il mio posto per una visita guidata alla scoperta del rione.
La storia del Rione
Durante gli scavi fatti nell’800 venne alla luce, proprio qui all’Esquilino, quella che è la più grande necropoli dell’età del bronzo mai scoperta a Roma. Il quartiere nasceva come quartiere dedicato alla borghesia romana, proprio qui nacquero i primi “horti” (case lussuose con giardino), e il rione si trasformò nel tempo fino a diventare il quartiere/rione interculturale che conosciamo oggi. Piazza Vittorio Emanuele, oggi, è la piazza più grande di Roma. Colle Oppio, una delle “cime” della collina su cui si trova il rione, venne scelto da Nerone per la sua domus aurea, successivamente interrata: vi verranno costruite sopra prima le Terme di Tito e poi le Terme di Traiano. In epoca rinascimentale l’Esquilino era una zona di giardini, non era un quartiere edificato.
Alla scoperta del Rione Esquilino
Iniziamo dall’auditorium di Mecenate, ovvero la sua villa con giardino.
Consigliere di Augusto, Mecenate fu il primo ministro di beni culturali. L’auditorum si trova vicino alle mura Serviane, prime mura della città di Roma (da non confondere con le mura aureliane, costruite successivamente e famose per la breccia di Porta Pia). Percorrendo via Mecenate si nota come il Teatro Brancaccio sia praticamente il “proseguimento” di palazzo Brancaccio e al numero 35a della via si possono vedere i resti delle mura Serviane. Continuando la camminata, prendiamo via delle Terme di Traiano: si notano subito i palazzi in stile umbertino che la caratterizzano.
Proprio questa via porta alla Cisterna delle 7 sale, che serviva ad aumentare le Terme di Traiano. La cisterna venne costruita insieme alle terme ed è è disposta su due livelli, ciascuno formato da nove ambienti paralleli (“sette sale” probabilmente perché i divisori degli ambienti erano 7, non per il numero effettivo delle saLE). Il livello inferiore poggia direttamente sul terreno, con la funzione di sopraelevare e sostenere il piano superiore, vero e proprio serbatoio, la cui altezza poteva in tal modo garantire all’acqua una pressione sufficiente per alimentare le terme. Le terme erano costruite in diagonale tra colle Oppio e il Colosseo. Dentro il giardino troviamo ancora una delle esedre delle terme ed è evidente come il livello di calpestio fosse più basso rispetto a quello attuale. primi scavi per le terme risalgono agli anni ’30, gli ultimi agli anni ’90: questo ha permesso di identificare il perimetro.
Poco distante si trova la Basilica di San Martino ai Monti (ho raccontato, nel 2020, della mia visita ai sotterranei della basilica). Di fronte si trovano le mura di palazzo Brancaccio: si tratta, in poche parole, dell’ ultimo palazzo nobiliare di Roma ad essere costruito. In stile neorinascimentale, l’edificio viene oggi usato, in parte, per gli eventi; per diversi anni ha anche ospitato il museo di arte orientale.
Percorrendo via equizia si incontrano ancora dei resti di mura serviane. Arrivando a piazza San Martino ai Monti, “confine” tra il rione monti e il rione Esquilino, si notano subito la Torri dei Cerroni e la Torre dei Capocci (entrambe di epoca medievale).
Ultimi scorci del rione
Via di San Martino ai Monti permette di “risalire” verso l’Esquilino, ed è lungo la via che si trova una porta che “affaccia” verso la Basilica di Santa Prassede
(al suo interno è assolutamente da non perdere la cappella di San Zenone). La strada porta fino a via Merulanna, dalla quale si vede bene la Basilica di Santa Maria Maggiore: sapete che è l’unica delle basiliche papali a cui non venne distrutta la loggia? Poco distante, da non perdere, si trova la Chiesa di Sant’Alfonso: costruita in stile neogotico, all’interno si trova l’icona della Madonna del perpetuo soccorso.
Percorrendo via di San Vito arriviamo all’Arco di Gallieno: di epoca augustea, l’arco era una porta delle mura Serviane. Nel 200 dopo cristo viene dedicato a imperatore Gallieno e consorte. Davanti all’arco di Gallieno troviamo la fontana del Rione.
Piazza Vittorio: conclusione della passeggiata
Il giro lo concludiamo a Piazza Vittorio che, come dicevano all’inizio, è la piazza più grande di Roma.
Dedicata a Vittorio Emanuele II, l’asse su cui è stata costruita “collega” la basilica di Santa Maria Maggiore e quella di Santa Croce in Gerusalemme.
Piccola ammissione personale: me ne ricordavo l’aspetto di qualche anno fa e ho notato come gli ultimi restauri e lavori abbiano trasformato decisamente in meglio la piazza! Ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Tornando al racconto della piazza, concludo il racconto (e la visita) con due cose assolutamente da notare: i resti del ninfeo di Alessandro Severo e la fontana con la statua che rappresenta il mito di Glauco. Il bozzetto utilizzato per quest’ultima venne definito “fritto misto” e, in origine, era previsto per la Fontana delle Naiadi a Piazza della Repubblica (le due fontane sono dello steso architetto).

