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Le Città Invisibili: Zaira (Italo Calvino)

Le Città Invisibili: Zaira (Italo Calvino)

Come si può capire dal titolo, sto leggendo il libro “Le Città Invisibili” di Italo Calvino. L’ho ripreso dopo anni da quando lo lessi per la prima volta per sostenere un esame (per la precisione quello di After Effects).Si tratta di un libro molto bello e perfetto per chi, come me, viaggia molto (diciamo anche per chi ha fatto del viaggio e della scoperta uno stile di vita).
Vorrei cominciare una serie di post in cui riporto alcune delle frasi più belle e che più rispecchiano il significato del viaggio, della scoperta, del cercare di carpire cosa si cela dietro quello che vediamo quando visitiamo una nuova città (od un nuovo paese in generale.
Comincio con un estratto del testo che parla della città di “Zaira” dal capitolo “le città e la memoria. 3.”

“[…] Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira dagli alti bastioni.
Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so che già sarebbe come non dirti nulla.
Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato: la distanza dal suolo d’un lampione e i piedi penzolanti d’un usurpatore impiccato; il filo teso dal lampione alla ringhiera di fronte e i festoni che impavesavano il percorso del corteo nuziale della regina; l’altezza di quella ringhiera e il salto dell’adultero che la scavalca all’alba; l’inclinazione d’una grondaia e l’incedervi d’un gatto che s’infila nella stessa finestra; la linea di tiro della cannoniera apparsa all’improvviso dietro il capo e la bomba che distrugge la grondaia; gli strappi delle reti da pesca e i tre vecchi che seduti sul molo a rammendare le reti si raccontano per la centesima volta la storia della cannoniera dell’usurpatore, che si dice fosse un figlio adulterino della regina, abbandonato in fasce lì sul molo.
Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata.
Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira.
Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.”

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Il passato di una città rimane sempre visibile ed è, secondo me, a quello che si deve guardare per comprenderla fino in fondo. C’è sempre qualcosa di “invisibile” o ben nascosto anche nella più piccola crepa di un muro che merita di essere osservato e capito.

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