Palestrina è un paese del Lazio che fa parte della città metropolitana di Roma Capitale. L’antico nome della città era Praeneste e si trova lungo la via Prenestina (a cui ha dato il nome). La fama dell’antica città di Praeneste, di origine latina, in età antica era legata al Santuario della Fortuna Primigenia, luogo di culto dalla notevole importanza storica. Sappiamo che l’area era già abitata nell’VIII secolo a.C. e il paese sorgeva sull’asse commerciale tra il centro e il sud del paese, posizione che gli ha permesso di prosperare dalla Repubblica Romana. Durante la seconda guerra mondiale il centro storico venne distrutto dai bombardamenti.
Palestrina: un po’ di storia
I relazione alla fondazione di Palestrina vi sono diverse leggende che rimandano a diversi miti:
secondo Strabone – geografo e storico – il fondatore della città fu Telegono, figlio di Ulisse e di Circe, oppure l’eroe eponimo Prainestos, figlio del re Latino. Virgilio, invece, fa risalire le origini della città a Caeculus, figlio del dio Vulcano. Sappiamo che la città di Palestrina nasce addirittura prima di Roma stessa (si parla dell’VII secolo a.C.); la città combattere anche dure battaglie con Roma stessa per evitare la conquista (che poi ovviamente avvenne perché sappiamo che l’impero romano comprendeva un territorio molto vasto). Durante questo periodo di dominazione, Palestrina divenne un luogo centrale per il commercio, specialmente con l’Egitto e la Grecia; oggi sono emersi, infatti, numerosi reperti a testimonianza del rapporto con queste due civiltà dell’epoca. Con l’indebolimento dell’’Impero Romano si assiste anche ad una perdita d’importanza e centralità di Palestrina. Nei secoli successivi il paese cambiò molto, anche e soprattutto per via di diversi cambiamenti portati avanti da Papa Bonifacio VIII e da Papa Eugenio IV; inoltre, anche lo sbarco degli alleati ad Anzio ebbe delle conseguenze sulla città per via dei bombardamenti (le cannonate sparate dalle navi americane portarono alla luce moltissimi dei reperti storici oggi visibili).
Cosa vedere
Tempio Della Dea Fortuna Primigenia
Questo tempio rappresenta una delle testimonianze più importanti dell’età tardo repubblicana
e viene definito come il “massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell’Italia antica”. Studi hanno confermato che la sua costruzione avvenne nel II secolo a.C. ed oggi une restano solo alcuni settori. Probabilmente la sua costruzione avvenne grazie a gruppi associati di cittadini: questi, dopo aver accumulato ricchezze grazie alle guerre ed ai traffici commerciali che avvvevniavno in città, volevano affermarsi anche i maniera diversa rispetto al fatto di essere gente ricca. Il santuario era celebre in tutto il mondo Romano per il culto della Fortuna Primigenia
ovvero “prima-nata” dei figli di Giove, ma anche Primordiale e dunque Madre e contemporaneamente figlia di Giove. Il culto era associato all’oracolo che avveniva mediante l’estrazione delle sortes. I resti del tempio, nel corso del tempo inglobati nell’abitato di epoca medioevale, tornarono alla luce “grazie” al bombardamento del centro cittadino avvenuto nel 1944 per mano degli americani. La struttura del tempio è strutturata su sei terrazze artificiali, edificate sulle pendici del monte Ginestro e collegate tra loro da rampe e scalinate di accesso. Il santuario fa parte dei grandi santuari romano-ellenistici del Lazio insieme al santuario di Terracina e a quello di Ercole Vincitore a Tivoli. Fu ispirato probabilmente alle grandi costruzione ellenistiche a terrazze, come il santuario di Atena Lindia a Rodi, e presenta un altissimo livello tecnico e stilistico.
Gli studiosi evidenziano il notevole uso dell’impianto assiale e la forma ad “U” dell’ultima terrazza, bilanciata dalla sistemazione a scansione orizzontale delle prime terrazze. La costruzione del tempio è attribuita a un architetto tardo-ellenistico, formatosi nell’ambiente del “barocco” ellenistico.
Museo Archeologico Nazionale di Palestrina
Il museo si trova dentro Palazzo Colonna Barberini, costruito nell’XI secolo nel luogo dove sorgeva il
Santuario della Fortuna Primigenia, Nel XV secolo fu demolito e ricostruito. Il museo si articola su tre piani e nelle sale sono esposti i principali reperti provenienti dall’antica Praeneste e dal territorio circostante; i reperti sono ordinati per temi che abbracciano i principali aspetti della storia, della cultura e delle produzioni artistiche di una delle più importanti e fiorenti città del Lazio antico.Nelle sale del primo piano troviamo
opere relative al culto di Fortuna, come quali la testa della statua di culto della dea, rinvenuta nel Santuario, e la colossale statua di Iside-Fortuna, originale ellenistico in marmo bigio di Rodi. Le sale del secondo piano ospitano materiali rinvenuti nelle necropoli, tra cui ciste e specchi in bronzo ornati da raffinate decorazioni incise raffiguranti rare versioni di antichi miti greci e italici, e numerose terrecotte votive e architettoniche provenienti dai santuari della città. Al terzo piano vi è un’unica sala, che ospita il grandioso mosaico policromo del Nilo, una veduta prospettica del paesaggio egiziano durante l’inondazione del Nilo, realizzato da artisti alessandrini alla fine del II a.C. Si tratta di uno dei più grandi e importanti mosaici ellenistici conservati. Il biglietto d’ingresso permette di visitare anche l’area archeologica dall’altro lato della strada, ovvero l’area dove si trovano gli imponenti resti del santuario della Fortuna Primigenia.
Orari di apertura:
Il Museo è aperto tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 20,00. La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso ore 19,00).
Tutte le domeniche alle ore 11.30 visita guidata con archeologo al costo di 5,00 euro in aggiunta al prezzo del biglietto, a cura di Coopculture.
Orari di apertura dell’area archeologica del Santuario della Fortuna primigenia: gennaio e febbraio: 9-16; marzo: 9-17; aprile: 9-18; maggio: 9-18.30; giugno-agosto: 9-19; settembre: 9-17.30; ottobre: 9-17; novembre e dicembre: 9-16.
Biglietto
INTERO: 5 euro;
RIDOTTO: 2,50 euro (giovani 18-25 anni; docenti delle scuole statali con incarico a tempo indeterminato); GRATUITO: sotto i 18 anni, disabili e un loro accompagnatore; docenti delle scuole statali; docenti e studenti di architettura, archeologia, storia dell’arte, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, accademie di belle arti; membri ICOM; guide turistiche; giornalisti, etc.
Ingresso gratuito per tutti i visitatori la prima domenica di ogni mese;
Io avevo acquistato un biglietto cumulativo quando visitai il museo delle navi romane di Nemi, che mi ha permesso di visitare i due musei e l’area archeologica del tempio.
Basilica-Cattedrale di Sant’Agapito martire
Basilica costruita tra il VII e VIII secolo e consacrata nel 1117.
La chiesa ha origini molto antiche: sembra venne costruita su un antico tempio pagano dedicato a Giove, situato all’interno di quello che era l’antico foro di Praeneste. L’898 è l’anno della traslazione in questo luogo delle reliquie di sant’Agapito martire, giovane martire prenestino decapitato sotto l’imperatore Aureliano (274). Successivamente l’edificio venne ampliato dall’allora vescovo diocesano Conone: vennero create le due navate laterali e venne anche costruita la cripta sotto il presbiterio. Oggi possiamo trovare delle tracce dell’edificio romanico nella facciata, nel campanile e nella cripta: questo perché nel corso dei secoli l’edificio subì rimaneggiamenti, restauri e ristrutturazioni; inoltre, fu quasi completamente distrutta nel 1437 durante quelle che furono le lotte intestine allo Stato pontificio sotto il pontificato di papa Eugenio IV.

