la zona tra Porta Maggiore, presentino, e dintorni è una parte di Roma che ho sempre frequentato poco. Questo ha portato, quindi, ad una mia scarsa conoscenza di questa parte di Roma che negli ultimi anni è anche cambiata molto. Quando ho trovato una visita guidata alla scoperta del quartiere Pigneto ho deciso di partecipare, e anche di corsa!
Pigneto: un po’ di storia
Il Pigneto inizialmente era chiamato “la zona fuori porta maggiore”.
Proprio perché il pigneto fa parte del quartiere prenestino-labicabo (nato nel 1921) iniziamo la visita proprio da porta maggiore, punto di incrocio di vari acquedotti romani (che arrivavano in città soprattutto da est). La porta è, all’atto pratico, una sorta di monumentalizzazione dell’acquedotto Claudio, costruito dall’imperatore Claudio: le porte fanno parte, invece, delle mura aureliane (costruite però dopo l’acquedotto). Davanti alla porta si nota subito quella che è chiamata la “tomba del fornaio“: di epoca romana, costruita nel I secolo fuori dalle mura, era la tomba di un fornaio (davvero, non lo era solo di nome)! Nel 1857 viene costruita la prima ferrovia della città, la linea che porta a Frascati. La particolarità di questa ferrovia? Che “non partiva da Roma” perché per i romani di quell’epoca la zona era “fuori” dalla città! A questo aggiungete che non arrivava propriamente a Frascati: la ferrovia si fermava a Cecchina, per non far fare al treno la salita fino a Frascati. Dopo l’unità d’Italia venne costruita la stazione Termini: proprio “accanto” a Porta Maggiore si biforcano i binari. Ma le ferrovie non significano solo maggiore connessione: grazie alle prime linee ferroviarie arrivano a Roma anche le industrie, come il Panificio Pantanella e la Società Romana Tramways Omnibus (oggi atac).
Pigneto: tra Porta Maggiore e la Tangenziale
Come dicevamo all’inizio, il Pigneto non è quartiere vero e proprio,
perché fa parte del “presentino-labicano” ed è accomunato a San Lorenzo e alla zona est di Roma da una urbanificazione disordinata, nata grazie alla ferrovia. La zona è diventata famosa negli ultimi 20 anni, anche grazie al crescente sviluppo di ristoranti e attività che portano nella zona giovani e amanti del divertimento. Zona decisamente multiculturale, “nata con gli immigrati”, inizialmente aveva la fama di essere una zona poco sicura. In più, lo sviluppo iniziale della zona non fu certamente aiutato: la zona di Porta Maggiore non era compresa nel primo piano regolatore della città, quindi costruire qui era più economico e conveniente.
Già facendo i primi passi da Porta Maggiore verso la zona del Pigneto, emerge come i quartieri e le aree che circondano questa zona di Roma siano decisamente meno curate: questo contrata molto con la cura messa nel migliorare (almeno in parte) la zona che tutti conoscono e dove in tanti vengono a divertirsi la sera. Anche questa zona fu colpita dai bombardamenti del 1943, che colpirono anche la zona di San Lorenzo, perché era zona di capannoni industriali e soprattutto zona di ferrovie. Nei 30 anni dopo l’unità, il primo km tra porta maggiore e via del pigneto era zona industriale dove arrivano appunto gli immigrati e vengono costruiti gli edifici senza però infrastrutture. Via del pigneto inizia sotto la tangenziale. Inizialmente era un vicolo e compare sulle mappe per la prima volta circa a metà del 1500. Era una via poderale e intorno si trovavano praticamente solo vigne.
Alla scoperta del Pigneto
Percorrendo via del pigneto arriviamo a piazza del Pigneto: negli anni ’90 iniziano i tentativi di riqualificazione, che però non ebbero successo.
Dall’altro lato della strada inizia la zona pedonale, quella più conosciuta del Pigneto. Durante gli anni dopo la guerra, i palazzi avevano una sola proprietà: iniziano quindi a fare delle micro-lottizzazioni da 200/250 metri quadrati, tutto senza un minimo di pianificazione.
La parte sulla destra (“scendendo” dalla piazza verso la zona centrale della zona) è precedente alla prima guerra mondiale, che fermò i lavori. La parte sinistra della via, quindi, viene fatta dopo la guerra. I romani rappresentavano il 20% della popolazione locale, il restante 80% comprendeva persone che arrivavano da fuori la città di Roma.
Da qui ci si può affacciare lungo la via Casilina, per una piccola sosta alla chiesa di Sant’Elena: consacrata nel 1914, divenne la chiesa di quartiere (prima la chiesa più vicina era San Giovanni). Ritornando indietro si nota l’irregolarità delle case, prevalentemente basse. Un importante attività del quartiere è lo snack bar Rosi: aperto nel 1969 è, ad oggi, l’unica ad essere qui da così tanto tempo. La proprietaria parla della differenza tra “prima” e “oggi”: inizialmente il degrado (e gli spacciatori) non è che non esistevano, erano semplicemente piazza nascosti rispetto ad oggi. Già in questo tratto percorso nel quartiere emerge la
forte presenza della street art al Pigneto: dalle opere più strutturate e dettagliate a quelle più semplici e gli stickers, tutto dona sicuramente tanto colore alla zona. Passando il ponticello sulla ferrovia, arriviamo alla fermata metro Pigneto e ci dirigiamo quella che possiamo definire come la “zona di Pasolini” perché usata dal regista per girare il suo film “Accattone”. Qui emerge ancora di più quanto le strutture siano assolutamente non omogenee tra loro. Una delle location principali è la via Fanfulla da Lodi. proprio qui troviamo numerose opere di street art dedicate proprio al regista.
Un aspetto da ricordare, parlando del pigneto, è la forte presenza (e il ricordo) della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale: la resistenza fu segnata da forte organizzazione, gestita come una zona unica insieme all’appia-tuscolano. Da questo punto di vista sono da segnalare sono i Giardini Nuccitelli-Persiani, dedicati a due partigiani (qui il 25 aprile organizzano una grande festa del 25 aprile).
La zona dei villini
Concludiamo passeggiando per la zona dei villini, parte del Pigneto Storico. Questa parte del quartiere rappresenta un po’ la “zona del passeggio”, dove troviamo il complesso di case popolari più rilevante e di maggior pregio architettonico. Costruiti negli anni dal 1921 al 1924 dalle cooperative dei ferrovieri. La Compagnia Termini per i Ferrovieri ottenne la licenza per la costruzione di 250 alloggi in una parte della proprietà dei conti Serventi, nell’area tra la pinetina di villa Serventi, via del Pigneto, via Casilina e quello che allora era un vasto prato noto come “prato di Tavoletti”. Si nota decisamente la grande differenza rispetto al resto del quartiere, rispetto alla micro-lottizzazione e al degrado, in questa parte decisamente diversa da quanto visto in precedenza.
I 250 alloggi idealmente corrispondevano a 125 villini, che in parte sembra siano scomparsi sotto i bombardamenti del 1943; molti vennero riparati nel dopoguerra, mentre altri vennero “sostituiti” tra gli anni ’50 e gli anni ’70 da palazzine popolari.
Link utili
Il quartiere del Pigneto è stato raccontato in numerosi libri. Inizio suggerendovi sicuramente La storia del Pigneto. Dalla preistoria ai giorni nostri.
Per capire come il quartiere si è andato a formare, nel corso del tempo, c’è il libro Roma. Il Pigneto fuori Porta Maggiore. Mosaico urbano

