“Sono un viaggiatore che non ha mai fatto viaggi per scriverne, cosa che mi è sempre parsa stolta. Sarebbe come se uno volesse innamorarsi per poter scrivere un libro sull’amore”
Viaggi e altri viaggi, libro di Antonio Tabucchi, l’ho finito di leggere giusto pochi giorni fa. Ed è subito salito in cima alla mia personale “classifica” di libri da leggere.
Oggi parliamo proprio di “Viaggi e altri viaggi”
Probabilmente non è uno dei libri più famosi ed importanti di Antonio Tabucchi, ma “Viaggi e altri viaggi” è (a mio avviso) un libro che colpisce per la sua capacità di portare il lettore a riflettere.
Non si tratta di un romanzo o di un reportage, ma questo libro di Tabucchi è una raccolta di pensieri dell’autore: così ci porta comunque inn giro per il mondo, dall’Europa all’Australia, passando per l’India, il Quebec, Buenos Aires e Gerusalemme. Tabucchi racconta luoghi, fatti, scrittori e compagni di viaggio (più che altro occasionali), oltre ad imprevisti ed i sentimenti di ogni viaggio che riprende nel libro.
“Spesso immaginavo di partire, mi vedevo salire su uno di quei treni nella notte, di soppiatto… Con me avevo un minuscolo bagaglio, il mio orologio con le lancette fosforescenti e il mio libro di Geografia”
I luoghi sono nomi, tappe, residenze. Quello che più conta, in giro per il mondo, è guardare quanto ci circonda, i luoghi, la gente; conta fermarsi e scoprire anche e soprattutto quella diversità che rende ogni luogo veramente speciale e diverso dagli altri.
N ei viaggi effettivi e in quelli evocati dalla letteratura, l’autore invita a guardarci intorno, a fermarsi a guardare, a tornare: ogni volta sarà diverso, perché la scoperta del mondo passa attraverso la scoperta di noi stessi… E la scoperta di noi stessi passa anche attraverso gli altri e il mondo che ci circonda.
Molte sono, a mio avviso, le riflessioni che Tabucchi porta a fare leggendo questa sua opera. Ed è proprio per questo che secondo me è una libro da leggere: il lettore viene spinto, accompagnato a riflettere sul viaggio, su quanto lo circonda quando viaggia senza dimenticarsi di sé stesso.
“Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati.”

