Quello di Garbatella è sempre stato un quartiere che ritenevo interessante, ma senza molta volta di scoprirlo: mi sembrava un quartiere come tanti altri. Parliamo di uno dei quartieri più storici di Roma, costruito negli anni ’20 e ’30, certo, ma non vedevo niente che attirasse la mia attenzione. E invece mi sbagliavo!
Garbatella è un quartiere che mi ha stupita
Mi ha colpita per la sua storia di quartiere, la sua street art e le storie “locali” che colorano la zona! (sapevate che sembrava che in una delle sue piazze girasse un licantropo? Alla fine, poi, si scoprì che si trattava di un “matto”).
Un po’ di storia: la nascita del quartiere Garbatella
La zona dove oggi sorge il quartiere era, in origine, una zona agricola (chiamata “colli di San Paolo”).
Possiamo dire che il quartiere “inizia” a Piazza Benedetto Brin, piazza dove troviamo la targa di fondazione del quartiere, che riporta l’atto di nascita come “per mano di Vittorio Emanuele II” e venne costruito, per la gran parte, dall’Istituto delle Case Popolari.
I lavori iniziano il 18 febbraio 1920: il quartiere venne strutturato su lotti, costruiti intorno a giardini interni (molto) ampi. Una caratteristica che si nota subito è la forte presenza di spazi verdi in tutto il quartiere. I lotti sono ognuno diverso dagli altri: per Paolo Orlando, che si era occupato del progetto, dovevano differenziarsi per aiutare gli abitanti a non sentirsi uguali ed omologati.
Nel 1944 anche il quartiere di Garbatella fu bombardato, prima di San Lorenzo: a marzo di quell’anno caddero circa 180 ordigni, ma non si sa con esattezza perché in quel caso non ci fu un conteggio ufficiale.
Il quartiere – toponomastica e stile architettonico
Girando per le strade si nota subito che torna spesso il richiamo al mare, ad esempio a Piazza Pantero Pantera, il quale era un capitano di brigata. Questo perché inizialmente a Roma doveva esserci un forte sviluppo marittimo che collegava Ostia e Roma.
Gli edifici costruiti in quello che viene chiamato “barocchetto romano” rappresentano un altro aspetto caratteristico del quartiere. Si tratta di uno stile architettonico diffusosi negli anni ’20 del ‘900: il termine nasce proprio per definire lo stile che Gustavo Giovannoni decise di utilizzare per la costruzione dei palazzi della zona. Tutti questi palazzi hanno sempre un primo strato di mattoni in tufo (accadeva anche già da prima della Roma imperiale).
Nel progetto di costruzione del quartiere vengono lasciate le salite e le discese della toponomastica originaria della zona, al contrario di quanto accade in costruzioni fatte ex-novo. Perché? Quando si appiattiva tutto lo si faceva per abbattere le differenze; a Garbatella, invece, l’idea di base era quella di evitare di omologare tutti e “appiattire” la popolazione della zona.
Da dove deriva il nome Garbatella?
Le ipotesi sono due e la più plausibile è che “Garbatella” derivi dalla coltivazione della vite “a garbata” (le viti venivano appoggiate ad alberi di acero o di olmo). La seconda possibilità racconta di una ostessa molto gentile, cioè garbata, con gli ospiti: non offriva solo servizi di tipo gastronomico, ma anche servizi in camera.
Garbatella: una passeggiata
Spostandosi da Piazza Brin verso il cuore del quartiere, da via Cravero si nota il murale di Pietro Bruno su uno degli edifici del Lotto 12. Questo è solo un primo assaggio della street art del quartiere: disegni di vario tipo, da quelli più colorati ad altri monocromatici, che riprendono vari temi. Da questo punto di vista è decisamente interessante il muro esterno del mercato agricolo.
Arrivati a Piazza Bartolomeo Romano, girando lo sguardo verso sinistra non sfugge lo “Stabilimento Bagni“: edificio polifunzionale che ospitava docce e bagni pubblici al piano terra e nel seminterrato. Lo stabilimento rimase in funzione fino agli anni ’60, gli abitanti della zona venivano qui per lavarsi (nelle case avevano solo quelli chiamati “cessi all’inglese”, senza la doccia).
Di fronte allo stabilimento si trova il teatro Palladium. Oggi in concessione all’università di Roma Tre, il teatro mostra la grande “modernità” alla base del progetto per il quartiere! Anche se era un quartiere operaio, nato per ospitare strati bassi della popolazione, venne costruito il teatro: alla base del progetto per il quartiere non ci doveva essere omologazione tra chi vi abitava (ma cultura e sviluppo). Il teatro ha il giallo e il rosso come colori, per due motivi: perché sono i colori del Comune di Roma e quelli più usati durante gli anni Venti. Arrivando a Piazza Damiano Saulo, salta subito all’occhio l’architettura razionalista-fascista. Sulla piazza si affacciano una Chiesa, costruita per “alleggerire il carico” di fedeli di Santa Eurosia, e una scuola, pensata per un “potenziamento sociale” di una classe bassa. Camminando lungo le strade del quartiere si nota spesso la scritta “Garbatella” sui muri. Arrivando davanti al bar della serie “I Cesaroni”, in Piazza San Giovanni da Trioria, viene da fare anche una piccola riflessione sul potere della televisione: una “semplice” serie televisiva, quindi una finzione, ha cambiato molto la storia reale del quartiere!
La zona è piena anche di riferimenti al mondo del cinema: in piazza Sant’Eurosia si trova l’arco che, in Caro diario, Nanni Moretti passa in vespa; poco più avanti, in via Antonio Rubino, si trova un murale che ritrae Alberto Sordi insieme all’elenco con la sua filmografia completa. Piazza Sapeto, alla fine di via Rubino, è resa particolare dai comignoli dei palazzi tutti diversi tra loro.
A via Basilio Brollo, nel 1948, appare su un muro la scritta “Vota Garibaldi – lista n° 1“: potremmo definirla come una delle primissime opere di street art romana! Rappresenta, praticamente, un manifesto elettorale delle elezioni politiche del 1948, le prime della storia della Repubblica (e alle quali votarono anche le donne). Garibaldi “rappresentava” il simbolo del Fronte Democratico Popolare, una lista che riuniva il Partito Comunista Italiano (PCI) di Palmiro Togliatti e il Partito Socialista Italiano (PSI) di Pietro Nenni. Nel 2019 fu “vittima” di un errore: venne cancellata da una squadra del decoro urbano della città, che probabilmente l’ha scambiata “per una scritta sul muro qualsiasi” (una di quele da cancellare per mantenere il decoro cittadino, insomma).
La fine della visita che ho fatto, con i ragazzi di Bellezze di Roma, mi porta fino agli alberghi suburbani, che sono una sorta di “sconfessione” del primo intento architettonico della zona (ovvero evitare la standardizzazione delle case). I primi progetti risalgono all’incirca al periodo tra il 1928 e il 1932 ed erano dei casermoni con bagni e cucine in comune, di stampo quasi “sovietico”.
Colpisce molto, ancora oggi, l’albergo rosso. Qui vivevano sia gli sfollati per via degli abbattimenti del centro (per la costruzione di via della Conciliazione e via dei fori imperiali) sia gli invisi al regime fascista.
Link utili
Concludo consigliandovi due libri che potrebbero essere interessanti. “Roma insolita e segreta“, per chi cerca spunti riguardo una Roma più particolare e meno conosciuta.
Poi c’è anche il volume “Garbatella tra storia e leggenda“, per sapere qualcosa in più sul quartere.

