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Roma: una visita al bunker di Villa Ada

Roma: una visita al bunker di Villa Ada

Sapevate che, al centro di Villa Ada, c’è un rifugio antiaereo?

Io l’ho scoperto per caso, quasi due mesi fa, su facebook: ho trovato una notizia sponsorizzata riguardo delle visite guidate e, ovviamente, sono andata subito a prenotare!
Gli interni del rifugio Viene chiamato “bunker di villa Ada”, ma si tratta di un rifugio antiaereo: venne costruito per la famiglia reale dei Savoia, la cui residenza era dentro la villa. Venne abbandonato nel 1943 e oggi è gestito dall’associazione Roma sotterranea , che si è occupata di ripulirlo dopo anni di abbandono, di riarredarlo (venne rubato tutto) e si occupa anche delle delle visite guidate. Prima di parlare del bunker, voglio raccontarvi qualcosa del parco che lo ospita: In origine sembra che questa zona fosse composta da terreni posseduti da privati
Gli interni del rifugio e sembra vi si trovassero dei vigneti; quando i terreni dei privati vennero unificati in una proprietà unica, il parco si trovava “fuori Roma”, mentre oggi si trova in pieno centro (zona parioli) e, con i suoi 180 ettari di estensione, è il secondo parco più grande della città dopo Villa Doria Pamphilj (184 ettari). Il nome completo del parco è Villa Ada Savoia: Ada era la moglie del conte che ebbe la proprietà del parco per circa 10 anni, e Savoia ovviamente perché poi fu della famiglia reale Gli interni del rifugio Realizzato all’interno di  una collina e non sotto terra, aveva due pecche: innanzi tutto non era un luogo dove ripararsi dagli attacchi via terra (era previsto solo “contro” i bombardamenti aerei) e, in secondo luogo, si dovette pensare ad una copertura con delle lastre di marmo per proteggere la struttura in tufo dall’urto delle bombe (che avrebbe danneggiato le lastre, ma non la struttura). Interessante della struttura interna è la sua forma “ad S”, che venne adottata per scaricare l’onda d’urto delle bombe sulla porta d’entrata, che si trova appena dopo il cancello messo dall’associazione Roma sotterranea: questa porta pesa ben 1800 kg e poteva ben sopportare le onde d’urto provocate dall’impatto delle bombe col terreno sovrastante.
Gli interni del rifugioOra vorrei parlarvi proprio della struttura interna del bunker, perché ritengo alcuni aspetti decisamente interessanti! Tutte le porte si potevano aprire e chiudere solo dall’esterno (altro dettaglio che indica il fatto che non era previsto come rifugio per difesa dagli attacchi via terra) e lungo i bordi si nota ancora la gomma messa per non far entrare il gas usato da eventuali nemici arrivati fino al bunker;
Lungo il corridoio, che veniva percorso con le auto, ci sono varie stanze ed aperture le cui rifiniture sono in gesso, anche se sembra travertino, e questa scelta venne fatta, probabilmente, per risparmiare tempo nella costruzione del rifugio stesso. Sappiamo che la famiglia reale arrivava al rifugio in macchina e che vi erano almeno due macchine (Fiat torpedo reale) grazie alla biografia di Filippo D’Assia, nipote di Vittorio Emanuele III: nel libro afferma di ricordare quando arrivavano al rifugio in macchina e anche di quando, una volta arrivati, aspettavano l’arrivo dell’altra macchina da Villa Polissena (la residenza dei  suoi genitori). Appena fuori dalla stanza che fungeva da “stanza-rifugio” vi era un telefono che, probabilmente, serviva per comunicare con l’esterno della struttura. Lungo il pavimento del corridoio si vedono delle grate (in marmo, se non erro) che facevano parte dell’impianto di areazione del bunker e servivano per far uscire l’aria “consumata”.
Come si nota subito, appena vi si entra, la stanza che fungeva da rifugio è molto piccola, non vi erano letti e nemmeno una cucina: vi era solo una seconda stanza molto piccola per il bagno e questo perché la famiglia reale avrebbe dovuto passare qui poco tempo, giusto quello che serviva in attesa che finisse l’attacco aereo. L’orologio, messo sempre dall’associazione, è fermo alle 11:13: l’ora del bombardamento di San Lorenzo (1943).
Gli interni del rifugio Tutto ciò che, all’epoca, si trovava all’interno è stato rubato durante gli anni di abbandono del bunker (dal 1943 al 2012 circa): è stata l’associazione che, nel corso dei lavori per pulire e risistemare il rifugio, ha “riarredato” il rifugio nella maniera che più si avvicina a quella originale! Pensate che per ripulire e risistemare tutto hanno lavorato 48 volontari per un ammontare di circa 3000 ore di lavoro. La visita guidata, che potete prenotare dal sito ufficiale di Roma Sotterranea, costa 10 euro. Ogni terza domenica del mese è possibile visitare comunque il bunker, senza una guida che ve ne racconta la storia, al costo di 5 euro a personaGli interni del rifugio

Gli interni del rifugio

Gli interni del rifugio

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