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Milano: si e “ni” dell’EXPO

Milano: si e “ni” dell’EXPO

Finalmente sono riuscita ad andare anche io a vedere EXPO ed oggi sono qui a scriverne (e questo sarà solo il primo post). Devo ammetterlo subito e molto sinceramente: non ne sono rimasta così affascinata ed entusiasta come invece è capitato ad alcune persone con cui ho parlato in questi mesi. All’inizio, questa è un’ammissione ancora più sincera, mi è sembrata solo una grande Disneyland… Una sorta di gigantesco parco divertimenti nemmeno riuscito molto bene. E la cosa mi ha un po’ sconcertata. Per fortuna, poi, un minimo mi sono ricreduta, ma non saltiamo subito alle conclusioni ed andiamo con un po’ di ordine. Noi (io e mia madre, giuro che non è un plurale maiestatis) siamo entrate dall’ingresso ovest, vicino il padiglione zero, ed entrambi i giorni abbiamo trovato poca fila (il giovedì mattina, alle 10:15, ne abbiamo trovata davvero pochissima).

Guerrieri

Il mio racconto, come vi ho già detto, lo spezzerò in due parti per non annoiarvi troppo ed oggi vorrei parlarvi un po’ di cosa mi è piaciuto e di cosa, secondo la mia opinione, poteva essere fatto meglio. Devo però specificare, prima di iniziare, che non abbiamo visto ne il padiglione italiano ne quello giapponese: entrambi i giorni vi erano file per noi improponibili (più di 3 ore e mezza, entrambi i giorni, tutto il giorno) ed abbiamo quindi scelto di vedere altro evitando queste file lunghissime. Cercherò di essere il meno noiosa possibile.
Inizio con i padiglioni che mi sono piaciuti e che consiglierei di vedere.
Parto dal Brasile, che ha creato un padiglione articolato su due piani molto interessante per l’allestimento: hanno decorato il centro del padiglione con dei vasi bianchi, dalle forme particolari, sospesi tramite l’uso di cavi attaccati al soffitto.
Tra tutti quelli che abbiamo visto, quello della Cina è stato sicuramente il padiglione più bello. Ornamenti molto curati, esposizione direi ben fatta per come “racconta” la sua storia e giochi di luce che colpiscono i visitatori. C’è anche una sala dove, ogni mezz’ora, è possibile vedere un filmato (cartone animato)che dura circa 15 minuti e che racconta una “riunione di famiglia” per la festa di primavera.
L’Argentina ha creato una struttura piccola, incentrata molto sul video e questa è una cosa che, lo ammetto, ho apprezzato molto. La fila scorre abbastanza velocemente (noi abbiamo aspettato circa 15 minuti)
Ci ho messo un po a capire cosa avevano creato i Paesi Bassi, quale fosse la struttura da loro creata… Per poi scoprire, guardando la cartina, che loro era l’area all’aperto piena di “food truck”!
La “Vanke” è un’azienda privata cinese che ha creato un suo padiglione all’interno di expo, un padiglione davvero molto bello! Da fuori ricorda molto i dragoni cinesi. L’interno è stato arredato/costruito molto bene, a mio parere: canne di bambù, a ricordare la Cina, e schermi, divisi in gruppi da 3/4 schermi ciascuno, che raccontano l’evoluzione del cibo in Cina (ciascun gruppo di schermi con immagini diverse, ma che si legano a quelle che si vedono sugli altri. C’è sempre un po’ di fila e si aspettano sempre tra i 20 ed i 30 minuti per entrare (se avete un cappellino è meglio, parte della coda è sotto il sole ed alle 2 del pomeriggio il sole è ancora abbastanza caldo e fastidioso)
Un’altra struttura degna di nota, secondo me, è quella creata dalla Turchia. Padiglione al 90% all’aperto e, solo in minima parte, “al chiuso” per ospitare due mostre. Qui si può anche mangiare e potete scegliere tra kebab ed un “ristorante – self service” dove c’è un po’ di coda e si spendono (minimo) 15/16 euro a persona (anche solo per una porzione di riso e 3 arrosticini).
Grande (molto) ed abbastanza interessante, anche se leggermente confusionario, è il padiglione della Federazione Russa. Su più piani, con anche una terrazza “panoramica”, fanno anche assaggiare qualcosa di tipico (a base di pesce) e ci sono, ad orari predefiniti, degli showcooking.
Uno tra i migliori che abbiamo visitato è il padiglione della Francia. La fila scorre in mezzo ad un orto (idea ripresa da molti padiglioni) e la struttura, vista dall’esterno è molto bella. L’interno credo sia strutturato bene e si visita abbastanza tranquillamente.
Israele mi ha fatta ricredere in corso di visita. La prima parte, “interattiva” con un dialogo tra un uomo sul palco e la registrazione di una ragazza molto famosa in Israele, ricorda molto un villaggio turistico (tant’è che noi stavamo pensando, addirittura, di uscire senza continuare), per poi passare per altre due stanze dove si vedono sempre dei video (stavolta più interessanti. La fila per entrare non era troppo lunga e scorreva abbastanza velocemente.
All’interno del cluster “Bio – Mediterraneo” si trova il padiglione dell’Egitto , uno degli unici due padiglioni che mi sono piaciuti tra quelli all’interno dei vari cluster. Anche in questo caso l’uso dei video è molto ampio (uno ve l’ho mostrato caricandolo sulla pagina fan) ed hanno osato inserendo anche la realtà aumentata in due registrazioni nella sala principale del padiglione (dove trovate anche cose “tipiche” in vendita).
Tra i lavori migliori, secondo me, è da annoverare anche quello fatto dall’Irlanda: hanno creato un ambiente piacevole e hanno raccontato bene il cibo, segno che, secondo me, hanno ben centrato il tema expo.
Il Padiglione Zero, visto per ultimo il secondo giorno, l’ho trovato semplicemente splendido! Racconta l’evoluzione del cibo dalla preistoria ai giorni nostri, con la conseguente evoluzione degli strumenti per la coltivazione.
Venezuela (cluster “cereali e tuberi”): allestimento carino, si vede che ci hanno pensato almeno un pochino. Al contrario di molti altri padiglioni situati nei “cluster” qui parlano di cibo (e fanno anche assaggiare qualcosa di tipico venezuelano)

Ora vorrei parlare/raccontarvi i padiglioni “ni”: padiglioni che, per quanto mostrino (forse) un minimo di idea, non riesco a promuovere (o che potrebbero anche essere promossi, ma a malapena con la sufficienza).
Cominciamo dal Regno Unito. Lo abbiamo visitato di sera, intorno alle 21:15, perché siamo state attirate dalle luci che creano la Union Jack sulla struttura (sono sistemate ed organizzate in modo tale che questa bandiera “giri” sulla struttura). Ma a parte dei piccoli e brevi video lungo le pareti che delimitano la fila (e che sono scomodissimi da guardare) la struttura non offre altro che un bar/ristorante e questo gioco di luci serali. Potrebbe essere carino, ma forse così è troppo semplice.
In un momento di poca ressa, siamo entrate nel padiglione degli Stati Uniti che è decisamente molto affollato all’interno (si, anche quando la fila esterna è poca) e, proprio per questo grande affollamento, non si riesce a leggere niente dei pannelli esplicativi sulle pareti! Credo che, se solo si riuscisse a visitarlo meglio, potrebbe essere uno dei padiglioni migliori (non il più bello, però).
Spagna: idea carina, ma “velocemente rimovibile dai ricordi”
Ungheria: troviamo un gruppo che suona musica tipica (che si sente anche fuori dal padiglione, grazie ad altoparlanti). A parte questo, di interessante c’è poco
Iran: si passa semplicemente attraverso un orto, per arrivare ad una scala che porta ad una sala con un video (che spiega alcune cose riguardo l’Iran, l’acqua ed il cibo). Idea carina, sicuramente, ma poteva venire meglio
Vietnam: se avessero messo anche il cibo non sarebbe male.. Però interessante è l’esterno della struttura e carino il poter assistere al un concerto di musica locale

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