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Il carcere mamertino – Roma antica

Il carcere mamertino – Roma antica

La storia di Roma è ricca di luoghi, persone, intrecci e tanto altro ancora. Oggi, dopo millenni, ne sono rimasti a ricordo numerosi edifici, aree archeologiche e reperti storici. Tra gli edifici troviamo il Carcere Mamertino, all’ombra del Campidoglio e al limitare del Foro Romano. L’edificio del carcere è più antico dei fori imperiali: si tratta di un edificio di epoca regia, anche se la maggior parte dei resti che troviamo esposti nel museo sono di epoca repubblicana.

Carcere Mamertino: infarinatura di storia

L’edifico del carcere si trova a ridosso di quella che era la via sacra del Foro Romano e di fronte all’edificio un tempo si trovava la curia di Roma, accanto alla Chiesa di Urbano e Martina.
Nell’area tra il foro e il carcere si tenevano le assemblee cittadine ed era un’area a quanto pare legata alle divinità infernali. Il Tullianum era il livello più profondo del carcere; questo livello del carcere, secondo quanto racconta Livio, venne realizzato nell’VII secolo a.C. da Anco Marzio. Il nome “tullianum” deriva da tullus (che significa “polla d’acqua”), anche se secondo alcuni è legato all’iniziativa di Servio Tullio o di Tullo Ostilio.Il piano superiore (il “carcer”) è del VI secolo a.C.; venne più volte restaurato e la facciata attuale risale alla prima età imperiale. La cornice della facciata riporta i nomi di Caio Vibio Rufino e Marco Cocceio Nerva, che hanno fatto dei lavori sull’edificio nel 22 d.C (l’anno del loro consolato). Nell’VIII secolo il complesso venne cristianizzato e sempre a questa epoca risale un affresco che venne ritrovato nel Tullianum. Il mamertino è la più antica prigione di Roma e per lungo tempo fu anche l’unica. Esternamente, sopra l’antico carcere, troviamo la Chiesa di San Giuseppe dei falegnami; questa chiesa è del 1600, quando la congregazione dei falegnami diventa “autonoma” e chiede al Papa di diventare confraternita e -quindi – di avere anche una chiesa. È in stile tardo rinascimentale (o manierista), il progetto è ad opera di Giacomo della Porta. Inizialmente la chiesa era più piccola, successivamente demolita per fare posto ad una più grande. Il “patto” tra la confraternita e il papa era di mantenere vivo il ricordo del carcere dove, anticamente, sembra ci fosse anche una chiesa.

Carcere Mamertino: la visita al museo

Al piano di accesso, a livello strada, appena passata la biglietteria si trova la parte mussale del complesso, dove troviamo numerosi reperti archeologici ritrovati in zona; vi sono compresi anche quelli emersi durante
gli scavi del 2009-2010, che hanno portato alla risistemazione della zona. Uno sguardo al plastico qui esposto ci mostra quanto la zona fosse stratificata, con il carcere tulliano due livelli più sotto e un piano superiore “in mezzo” tra il Tulliano e il piano di calpestio odierno. In una delle sale del museo troviamo le sepolture di un uomo, una donna e una bambina risalenti all’età del ferro  (ottavo o nono secolo avanti Cristo).
Sono state ritrovate davanti al carcere e si tratta di sepolture molto semplici,  ritrovate dentro la città (e non fuori come ci saremmo aspettati). Il fatto che queste sepolture fossero. “dentro la città” non è però strano: in realtà all’epoca della loro realizzazione il confine sacro della città di Roma era sul Palatino, quindi il divieto di sepoltura qui non c’era. L’uomo ha il teschio rotto, indicazione di una possibile morte violenta. Potrebbero essere una prima sepoltura per sacralizzare l’area. In relazione al nome “Tullianum” abbiamo detto che secondo la tradizione nasce o dall’imperatore Servio Tullio o dalla presenza qui ddi una fonte d’acqua. La tradizione ci dice anche che forse fu Pietro, qui incarcerato, a far sgorgare la fonte (con cui battezzò i suoi carcerieri), ma in realtà sappiamo che questa fonte era già presente in loco.
Vicino alle scale per scendere nella parte sotterranea, quella del carcere vero e proprio, troviamo esposti dei resti del carcere. Ci troviamo, per esempio, la colonna a cui vennero incatenati Pietro e Paolo (incolpati dell’incendio del 64 d.C).Pietro scappò perché liberato dai carcerieri,  che lui stesso aveva convertito al cristianesimo.

Carcere Mamertino: la visita al carcere

Iniziamo la discesa verso il carcere: dalla scala a chiocciola possiamo vedere le mura protostoriche. della città di Roma, risalenti all’ottavo secolo avanti Cristo; questo è l’unico punto dove possiamo vederle, e sappiamo che il materiale per la loro costruzione arrivava dalle cave del Campidoglio.
La piccola scala porta nel primo ambiente, dove troviamo un altare accanto a quello che era l’accesso originario al carcere: non c’erano scale e questo accesso oggi sembra una. finestra! Per portare i prigionieri al piano inferiore, quello del carcere Tulliano, questi venivano calati attraverso un tombino. Il fatto che non vi fossero scale d’accesso lo rendeva un carcere di massima sicurezza!  Accanto alla scala d’accesso troviamo  un affresco, quello meglio conservato. Sappiamo che erano presenti anche altri ambienti, purtroppo andati persi nel corso della storia.   Ma perché una città come Roma, sicuramente molto popolosa (almeno per l’epoca) aveva solo un carcere, per di più così piccolo? Perché all’epoca non esisteva. il concetto di carcere come misura preventiva! I prigionieri venivano uccisi o mandati ai lavori forzati fuori da Roma. Quindi questo luogo di incarcerazione serviva per tenere rinchiusi i prigionieri in attesa della loro uccisione.
Gli affreschi che si intravedono sono di epoca alto-medievale, quando qui si trovava la chiesa dei Santi Pietro e Paolo in carcere. In. origine la stanza era circolare, ma nel tempo una parte è andata persa, motivo per cui oggi risulta semicircolare. Una seconda scala permette di arrivare al livello più profondo del carcere, dove vennero incarcerati Pietro e Paolo (e troviamo una targa a memoria di questo. episodio).

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Camilla

Sono Camilla, classe 1987, nata e cresciuta a Roma. Dai miei genitori ho preso la passione smodata per i viaggi: mi piace girare per il mondo, visitare posti nuovi, innamorarmi ogni volta di un qualcosa di quel paese e lasciarci un pezzo di cuore. Ho girato in lungo ed in largo l’Europa, conosco a menadito ogni piccolo angolo ed ogni storia di Londra. Nell’aprile del 2011, ho aperto il mio blog di viaggi.

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