Roma è una città piena di storia, piena d luoghi, musei e palazzi da visitare. Si possono percorrere secoli di storia facendo pochi passi per le strade della città. Pochi giorni fa sono andata a visitare l’Auditorium di Mecenate, per conoscere parte della storia cittadina che ancora non avevo modo di scoprire.
Auditorium di Mecenate: antico ninfeo nel cuore di Roma
Situato in via Merulana, spesso vi si passa accanto dandogli poca attenzione: circondato da cancelli e inferriate, il cancello viene aperto solo in occasione delle visite e la targa con le spiegazioni non salta subito all’occhio. Ma la sua storia è decisamente interessante da conoscere.
Auditorium di Mecenate: la storia
Comincio con una domanda: sapete che, a discapito del nome, questo inn realtà non era un audiotrium? Ma questo poi lo vedremo più avanti, anche se una indicazione al riguardo l’ho già scritta qualche riga sopra.
Ci troviamo nel quartiere Esquilino: in età repubblicana il Cispio e l’Oppio, due dei “monti” della zona, erano dentro la cinta serviana mentre il resto era fuori; per questo si pensa che il nome di Esquilinus possa derivare da ex-colere: “colui che è fuori dell’abitato” in contrapposizione con inquilinus “colui che abita dentro”.
L’auditorium faceva parte della villa di Mecenate, amico della cerchia dei più fidati di Augusto; i due più fidati erano Agrippa, per quanto riguarda gli aspetti militari, mentre Mecenate dal punti di vista artistico.I giardini della villa erano noti come “horti di Mecenate” e, in precedenza, qui si trovava un cimitero (nello specifico il cimitero più antico di Roma). Con Mecenate il quartiere cambia “destinazione d’uso” e ci costruisce la sua villa, interrando il cimitero. Purtroppo, però, del giardino non sappiamo molto: gli storici sanno che comunque qui vi erano una torre, mai trovata, e una vasca di acqua sorgiva usata per l’irrigazione.
Perché Mecenate viene qui per costruire la sua villa? Era un terreno libero, la zona era piena di acque (8 degli 11 acquedotti di Roma passavano qui) e poi poteva usufruirne in quanto amico di Augusto. Perché gli acquedotti passavano di qua? Perché si trattava della zona più alta di Roma.
L’auditorium venne scoperto da Lanciani alla fine dell’800, più precisamente nel 1887 da Lanciani
Auditorium di Mecenate: la visita
Si entra percorrendo una rampa pavimentata a spina di pesce, una accesso tipico dei luoghi ipogei come questo.
Formato da una sala larga 13 e lunga 24 metri, con un’abside semicircolare sul fondo: nella zona dell’abside troviamo anche una gradinata costituita da sette stretti gradini concentrici. Oggi l’edificio è coperto da una tettoia palesemente moderna, mentre anticamente presentava una copertura a volta.
L’atrio presentava 3 ingressi, di cui oggi si conserva solo quello da cui si entra. Molto particolari sono le pitture sulle pareti: non sono molto veritiere, ma con l’intento di disegnare una sorta di “paradiso” venne tutto rappresentato in maniera molto minuziosa e precisa. Sul lato corto vicino all’ingresso, si notano due cavita con delle scale che, però, risalgono però alla tarda antichità e non al periodo di Mecenate.
Dal lato dell’abside la scalinata era coperta di marmi e, ancora oggi, vediamo i buchi dove erano stati posizionati gli “stop” per fissarlo. La scalinata venne ampliata successivamente, nello specifico in epoca Flavia. Per quanto riguarda il pavimento, possiamo notare come sia stato cambiato nel corso del tempo: notiamo “due pavimenti”, il primo era di Mecenate e lo si riconosce per il mosaico a tessere fini; il secondo pavimento venne fatto da Tiberio, in opus sectile.
Auditorium di Mecenate: auditorium o ninfeo?
Ma torniamo alla domanda fondamentale: l’auditorio di Mecenate è o non è un auditorium? No, assolutamente no! Era un ninfeo, e in estate era usato come sala per banchetti; essendo una sala semi ipogea quindi fresca di estate. La scalinata, che sembra una cavea, era in realtà una fontana: lo sappiamo perché durante gli scavi di Lanciani vennero trovati quelli che erano dei tubi per l’acqua. Inoltre, vennero anche trovati alcuni resti di pitture e scritture di Callimaco sugli effetti del vino.

